Da un lato c'è Miami, Gran Premio in calendario dal 2022, dall'altro una Austin che vedrà il proprio contratto con la Formula 1 concludersi con l'edizione del prossimo 24 ottobre. In mezzo, scenari di espansione negli USA della categoria che coinvolgono Indianapolis. Il 30 maggio sarà Indy 500, con il pubblico sulle tribune al 40% della capacità, 135 mila spettatori all'incirca. 

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L'impianto gestito da Penske intrattiene da tempo discussioni con la Formula 1 e la FIA, con l'obiettivo di un ritorno della Formula 1 nei prossimi anni. Al di là dell'episodio clamoroso del 2005, il Gran Premio degli USA corso solo dai piloti gommati Bridgestone per i problemi avuti delle gomme Michelin sul banking dell'ovale, al tempo Ecclestone criticò la promozione dell'evento, non all'altezza della centralità assoluta che la Formula 1 reclama nei Paesi sede di GP.

Tutta un'altra Indy

Intervistato dall'Indy Star, Zak Brown è convinto che Indianapolis sia in grado oggi di fare tutto un altro lavoro e meriti un GP. Sulla promozione dell'evento, Brown spiega: "Penso si debba lavorare un po' di più perché i tifosi hanno così tante opportunità di intrattenimento diverse tra loro. Ma penso che Roger (Penske; ndr) lo farebbe in un istante. Indianapolis è l'impianto sportivo più famoso e grande al mondo, la città ha fatto un gran lavoro con il Super Bowl, ha dimostrato di saper mettere in piedi eventi di caratura mondiale. 20 anni fa l'Indianapolis Motor Speedway non aveva le stesse capacità di promozione che ha oggi".

Austin a fine contratto

È la premessa per introdurre la Formula 1. Cosa ne sarà di Austin? Il Circuit of the Americas ha un circuito spettacolare e nato ad hoc per la Formula 1, tuttavia immaginare 3 Gran Premi negli USA, alla luce anche delle prospettive di Domenicali su un calendario che difficilmente andrà oltre il limite dei 23 GP a stagione, non sembra essere realistico.

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"Ho espresso la mia idea a Stefano, penso che Indianapolis dovrebbe avere un GP. Mi piacerebbe vedere 3 Gran Premi negli USA ma la programmazione potrebbe non consentirlo. Mi piacerebbe assistere a un GP in pianta stabile e un rotazione, avremmo tre mercati e terremmo l'entusiasmo e l'eccitazione con un po' più di penuria di gare.

Miami ritengo che si debba correre annualmente, il COTA - ora che è stato realizzato - non so se necessiti di essere corso ogni anno. E Indianapolis lo stesso. Vedrei uno scenario dove vai a Miami e poi a rotazione Austin e Indy. Sarebbe fantastico, una vittoria per tutti", analizza Brown.

Il primo giro a Miami

Del Gran Premio di Miami, intanto, abbiamo oltre alla tracciatura anche il primo giro al simulatore, configurazione scelta tra le 36 diverse combinazioni simulate in fase di progettazione, nelle strade intorno allo Stadium. Le prime impressioni? "Sochi 2.0", firmato Marcus Ericsson.