Come nasce una strategia vincente, che ha permesso il successo di Hamilton nel GP di Spagna, è Andrew Shovlin a raccontarlo. A Red Bull serve una monoposto migliore in gara e serve un Sergio Perez che sia pedina sulla quale poter contare nel gruppetto di testa, per rendere almeno un po' meno agevoli le soluzioni tattiche al muretto Mercedes.

Il tema della domenica, sul fronte gomme, è ruotato intorno a un maggior degrado rispetto ai long run effettuati al venerdì, che ha spostato l'asticella della strategia più veloce sulle due soste, dove prima della gara gli strateghi Mercedes davano la tattica a uno o due pit ravvicinate in termini di vantaggio.

Un pit ma gomme fresche

"Eravamo pronti a far rientrare Lewis nello stesso giro in cui è rientrato Max (primo pit; ndr). Poi abbiamo sentito Max dire le mie gomme sono andate e subito dopo è rientrato. Apparentemente un pit non annunciato, il team si è preparato, però una volta che aveva fatto questa scelta, la cosa migliore per noi era differenziare la strategia, provando a creare un po' di delta sulle gomme. Se fossimo rimasti sulla strategia a una sola sosta, avrebbe voluto dire avere le gomme un po' più fresche nel finale di gara. Quei pochi giri extra avrebbero potuto essere fondamentali per passare in pista se fossimo rimasti su una sola sosta", analizza Shovlin.

L'editoriale del direttore: Hammer alle stelle, Rossa fuori dallo stallo

Sorpasso anche a parità di strategia

Poter contare su gomme più fresche, però, non era una garanzia sufficiente, tanto più guardando alle possibilità tattiche che avrebbe avuto Red Bull: "Sarebbe stato possibile superare in pista Max a parità di strategia, penso che con gomme più fresche su Lewis probabilmente il sorpasso sarebbe avvenuto a un certo punto perché Max ha iniziato ad avere un importante degrado verso fine gara.

A ogni modo, se avessimo fatto così, avremmo avuto lo svantaggio di essere i leader della corsa e Max avrebbe potuto fare a Lewis quello che abbiamo fatto noi nei suoi confronti. Avrebbe potuto cambiare la strategia da uno a due stop non appena fosse stato superato da Lewis e questo sarebbe accaduto all'incirca nel momento in cui noi abbiamo deciso di far scattare la seconda sosta".

Tempismo cruciale

Scegliere i tempi è stato cruciale perché riuscisse l'attacco nel finale, "sapevamo di dover collocare la seconda sosta tra il giro 40 e 43 circa, se avessimo anticipato troppo, nel tempo necessario a riprendere Max le gomme non avrebbero offerto sufficiente grip per superarlo; viceversa, se avessimo ritardato troppo, Lewis non avrebbe avuto abbastanza giri per riprenderlo e attaccare. Si è trattato di fare delle scelte accurate e non avevamo deciso fintanto che non è avvenuta la scelta", spiega Shovlin.

Verstappen, Hamilton, Bottas, poi il vuoto, nessuno che potesse inserirsi nella lotta per il podio. Un altro fattore che ha suggerito la scelta tattica Mercedes: "Per un certo senso è stato in realtà meglio non fare quel sorpasso in pista, sfruttare il fatto di essere Lewis secondo e nello scenario peggiore - nel caso di un pit-stop extra - di terminare comunque secondo. Per noi valeva l'azzardo ma c'erano minori chance che Max, da leader della corsa, facesse quel cambio al pit-stop aggiuntivo".