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Pubblico

“I veri vincitori oggi sono stati i tifosi”, parola di Max Verstappen. E ci mancherebbe altro, viene da dire. Loro sì che si sono meritati un applauso ed una menzione d'onore su queste pagine. Lì, al freddo, al vento, sotto la pioggia. Infreddoliti nell'attesa di una corsa che non ci sarebbe mai stata, se non per due giri a velocità ridotta utili solo per validare il GP e, i maligni dicono, permettere agli organizzatori di non rimborsare i biglietti venduti. Sarebbe bello avere una deroga per il rimborso, se la meriterebbero quei tifosi che con pazienza e tenacia sono rimasti lì, ad attendere per quasi quattro ore senza ricevere alcun “premio”. Diciamo la verità, correre non si poteva: sono i modi che hanno fatto discutere, non la scelta definitiva di fermare le macchine. Il pubblico di ieri meriterebbe il rimborso perché di fatto non ha assistito ad alcuna gara, una prova che si è svolta solo su carta, con risultati ufficializzati solo per le classifiche. E lo merita perché comprare un biglietto per un GP di Formula 1 al giorno d'oggi è diventato un sacrificio se non sei ricco, di questo bisogna tenerne conto. Sarebbe un modo carino di farsi perdonare.

Sterzi a parte: dal Granpremietto al Granpremiaccio

George Russell

Qualcosa di cui parlare c'è stato, per quanto riguarda i temi legati alla pista. E la cartolina più bella del fine settimana di Spa l'ha fornita George Rusell con un giro da antologia. Ad inizio anno una Williams in Q3 sembrava possibile solo grazie ad un miracolo, invece George, in condizioni complicatissime, ha avuto il merito di piazzarla in prima fila con un giro degno del miglior Senna o del miglior Schumacher. Lasciamo per un attimo da parte il fatto che, il giorno dopo, quel giro sia diventato un podio (il primo per la Williams da Baku 2017, il miglior piazzamento da Abu Dhabi 2014), con l'augurio per l'inglese che sia il primo di tanti. Il suo 2'00”086, tre decimi più lento di Verstappen ma 13 millesimi più rapido di Hamilton, Russell lo ha costruito con una guida sopraffina, prendendosi rischi che hanno pagato. “Magia” è proprio il termine azzeccato, perché il classe 1998 ha piazzato un primo settore letteralmente da urlo: nonostante Hamilton sia risultato qualche chilometro più veloce alla speed trap (310 contro 304) in un settore molto veloce, George ha rifilato al connazionale quasi mezzo secondo, ben 494 millesimi; sfruttando l'assetto più carico, cosa che gli ha fatto perdere qualcosa sul dritto ma garantendogli una maggior guidabilità nelle curve, George ha affondato la staccata alla Source, è andato sul pedale dell'acceleratore in maniera molto più aggressiva ed è riescito a parzializzare meno il gas su per Eau Rouge, gestendo molto bene i giri motore, scalando da ottava a settima per garantirsi più motricità, di fatto rallentando con il solo ausilio del freno motore senza ricorrere al pedale del freno. Per tutto il resto del giro Hamilton è stato più veloce, recuperando 9 centesimi nel secondo settore e quasi 4 decimi nel terzo, ma Russell ha fatto la differenza nelle curve, che sono state quelle che alla fine gli hanno consentito di tenersi stretta la seconda posizione. Il pilota della Williams ha fatto molto bene tra Les Combes e Malmedy, ma è stati a Pouhon che ha compiuto un capolavoro: sfruttando l'assetto perfettamente azzeccato dalla sua squadra, George è transitato in quel punto a 216 chilometri orari, dunque ben 12 km/h più veloce di Verstappen e addirittura 15 rispetto ad Hamilton. Il set-up ha aiutato, ma è indubbio il talento che ci ha messo Russell in quel giro del sabato.

Russell: "Un premio per il team"

Nikita Mazepin

E cosa c'entra lui? C'entra perché protagonista di un caso singolare. Nell'unico GP di sempre corso interamente dietro ad una safety car, alla fine, secondo i monitor, il giro veloce era stato messo a segno da Nikita Mazepin. Considerando la processione andata in scena la F1 ha di fatto tolto l'elenco dei giri veloci messi a segno da ciascun pilota, ed ecco perché statisticamente non c'è traccia del “giro veloce” (da scrivere con molte virgolette) messo a segno dal russo della Haas. Nikita, essendo fuori dai primi dieci, non avrebbe comunque preso il punto aggiuntivo, ma avrebbe potuto fregiarsi, molto simbolicamente, del primo giro veloce della carriera: dal momento che la corsa è stata convalidata, aggiornare la statistica del russo non sarebbe sbagliato. Se si vuole applicare rigidamente il concetto di GP portato a termine, è quello che si dovrebbe fare. E menzione speciale a Bern Maylander: in fin dei conti, è stato in testa dall'inizio alla fine.

GP Belgio: i 5 punti del fine settimana

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