Si potrebbe definire l'occhio dell'ingegnere contro l'istinto e la fantasia, il confronto tra Mercedes da un lato e Lewis Hamilton dall'altro, nella seconda parte del GP di Turchia. Il tutto senza dimenticare come la Formula 1, volenti o nolenti, sia uno sport dominato dal dato scientifico, dai numeri, da quella che in economia sarebbe la razionalità perfetta. 

Inevitabilmente, Ross Brawn sposa la visione del muretto, a richiamare Hamilton prima che fosse troppo tardi e perdesse anche la posizione su Pierre Gasly. Una decisione in realtà che è andata a "mettere una pezza" a un errore precedente, quello che anche Toto Wolff ha riconosciuto sarebbe stato un ordinato agire con il pit-stop di Lewis nei giri in cui si sono fermati Bottas e Verstappen.

Su GP di Turchia, Brawn riconosce come "non ci sia stata una quantità enorme di azioni spettacolari; tuttavia, è stato bello nel suo sviluppo e nella sua evoluzione, in particolare verso la conclusione, con il dilemma tra lo stare in pista su un unico set di gomme o rientrare ai box. Ha preso alla sprovvista un po' di squadre".

Mercedes ha saputo dire no

Mettendo a confronto due scenari simili perché mossi da visioni contrapposte tra muretto e pilota in macchina, quanto accaduto in Turchia per certi versi dà la misura di come, un team vincente, sappia arrivare a imporsi sul pilota, anche quando si tratta di un campionissimo. Diversamente da una McLaren, ad esempio, che in Russia ha mancato il momento dell'ordine che avrebbe scritto tutto un altro finale. Posizioni differenti, si dirà, con in ballo poste anch'esse diversissime. Dà però una misura del come serva scavalcare il pilota nelle decisioni, quando necessario.

La bolla del pilota contro i dati del muretto

"Ancora una volta le squadre hanno dovuto affrontare una difficile decisione tattica. In questi scenari fai affidamento al tuo giudizio, all'esperienza e alle sensazioni. Come visto nel caso di Lewis, c'è stata un'iniziale resistenza dall'abitacolo a rientrare per il pit. Quanto queste situazioni non sono nette e dal pilota ti arriva un un rinvio, è facile per un team rinunciare a quella che sente essere la decisione corretta.

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Il pilota è in una bolla, ha bisogno di darti informazioni ma quel che non possono vedere sono tutti i dati che alimentano il muretto. Nel caso di Lewis, se non si fosse fermato e le gomme fossero finite o se fosse tornata una leggera pioggia, sarebbe precipitato in classifica e sarebbe stato un disastro", analizza Brawn, in una sintesi del "non si possono vincere tutte le gare". 

Il peso di ogni singolo punto

Conta, tanto più nel punto-a-punto della lotta Verstappen-Hamilton, con 6 gare al termine del mondiale, affrontare ogni round aspettando il momento giusto per affondare il colpo, contenendo le perdite quando l'avversario o le condizioni esterne - vedi la penalità per la sostituzione del motore - lo impongono. 

"Tutti sappiamo come i punti siano fondamentali a ogni passaggio della stagione, ma quando entri in questa fase, ti concentri su ogni singolo punto. Dovresti farlo per tutto l'anno ma non è la stessa cosa quando arrivi alle ultime gare, nelle quali ogni cosa è più intensa e sai che se sbagli non c'è tempo per recuperare".