Mercedes mea culpa dopo Austin: "Non dovevamo lasciare la leadership"

Mercedes mea culpa dopo Austin: "Non dovevamo lasciare la leadership"© J.Krenek/Mercedes F1

Shovlin e Wolff rileggono le scelte del muretto Mercedes sulla strategia che non è stata aggressiva quanto Red Bull. Decisivo l'undercut nel primo stint mentre Mercedes temeva di non coprire il GP con una uguale mossa

Fabiano Polimeni

25 ottobre

Verstappen avanti di 12 punti, dopo una tappa, quella di Austin, che avrebbe dovuto dire Mercedes, Hamilton, un distacco nel mondiale accorciato prima del temuto Messico. Invece, no. Invece Red Bull fa la chiamata strategica corretta, si riprende il comando del GP degli USA perso in partenza con uno scatto di Hamilton perfetto. 

Accade anzitutto per condizioni tecniche, di capacità di gestione delle gomme parecchio superiori a quanto riuscito in Mercedes. Maggiore stabilità a posteriore, minor scivolamento delle gomme, minor surriscaldamento, si sono tradotti in una gestione delle Pirelli mancata a Mercedes. È questo ha innescato la scelta tattica di un pit-stop di Verstappen già al decimo giro. Un undercut portato a casa, al quale la risposta del muretto Mercedes avrebbe dovuto essere in una mossa ancor più spregiudicata.

Pit ancor più anticipato, col senno di poi

"Realisticamente possiamo riassumere le opzioni per vincere la gara al mantenere la leadership dopo l'ottima partenza di Lewis, avremmo dovuto fermarci prima. Avrebbe voluto dire fermarsi forse già all'ottavo giro", spiega Andrew Shovlin.  

"Considerato che faticavamo con le medie su uno stint così corto, non siamo stati sufficientemente coraggiosi per fare quel pit così preso, semplicemente per mantenere la testa della gara. Sarebbe stato percepito come un compromettere tutta la gara. Penso però che avremmo potuto scegliere di fermarci presto, saremmo riusciti ad arrivare al traguardo. Si trattava di premere il grilletto in anticipo e sperare nel meglio, vedere se Lewis riusciva a contenere Max".

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Differenziare gli stint non ha pagato

La decisione è ricaduta su una strategia differente, creare un gap di anzianità della gomma inutile nell'economia di una gara da vincere. I giri in più effettuati da Hamilton (tre nella prima sosta, otto in occasione della seconda), si sono risolti in un nulla di fatto, quanto a possibilità di attacco di Verstappen con gomma relativamente più fresca. Nulla di fatto perché Max ha gestito in modo esemplare il terzo stint. A completare il tutto, dire perché Mercedes ha perso a Austin, una monoposto priva del gap prestazionale su Red Bull tale per immaginare un attacco.

Red Bull premiata dall'aggressività

"Nel primo stint non eravamo abbastanza veloci su gomma media, poi Red Bull ha scelto una strategia super aggressiva con il primo pit. Pensavamo che la nostra tattica differenziata, di andare più lunghi, sarebbe stata abbastanza alla fine per riprenderli, ma nel momento in cui ti avvicini alla macchina davanti, è difficilissimo compiere un sorpasso. Alla fine, siamo stati vicini ma non abbastanza", spiega Wolff. 

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"Si sono viste strategie diverse, una squadra è andata per l'undercut per necessità e con una manovra, direi, molto coraggiosa, perché molto anticipata. La seconda volta, ancora, a loro vantaggio. Nell'ultimo stint si è visto come Verstappen avesse imparato dal secondo stint a non rovinare le gomme troppo presto, perché alla fine si è ritrovato con qualcosa da parte.

Siamo stati in svantaggio perché la macchina non era abbastanza veloce nel primo stint su gomme medie. Non potevamo scegliere un pit anticipato perché i dati che avevamo con gomme medie non dicevano che avremmo finito la gara a quel punto con un pit-stop anticipato", riassume Toto.

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