GP Austria 2002, Schumacher supera Barrichello: l'ordine di scuderia più discusso della storia

GP Austria 2002, Schumacher supera Barrichello: l'ordine di scuderia più discusso della storia

Il 12 maggio 2002, a Zeltweg, dopo una gara dominata la Ferrari chiese a Rubens di cedere la vittoria a Michael, provocando i fischi del pubblico ed una lunga scia di polemiche che portarono la Federazione a vietare formalmente i giochi di squadra

Matteo Novembrini

3 giorni fa

"Se ci fosse stata in ballo la vittoria, non lo avremmo fatto". Così parlava Luca di Montezemolo dopo il 13 maggio 2001, giorno in cui a Rubens Barrichello fu chiesto di cedere il 2° posto a Michael Schumacher nel GP d'Austria. Solo che quella situazione si presentò davvero, sempre in occasione della tappa in Stiria, come uno strano scherzo del destino: era il 12 maggio 2002 e Rubens Barrichello e Michael Schumacher si resero protagonisti del gioco di squadra più discusso della storia, con il brasiliano costretto a cedere la vittoria al tedesco. Per citare il presidente, della serie: le ultime parole famose.

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La cronaca di una domenica a suo modo mai dimenticata

La cronaca di quel giorno è semplice, fu tutto il contesto ad essere difficile. In un'annata letteralmente dominata, dopo appena cinque gare Schumacher si trova in testa al campionato con 21 punti di margine sul secondo, Montoya, e ben 38 sul compagno di squadra, appena sesto in classifica. Nell'epoca in cui vanno a punti solo i primi sei, con 10 punti a chi vince, è chiaro che il vantaggio di Schumi sulla concorrenza è già netto, a maggior ragione con la mitologica F2002 tra le mani.

Al solito, per una costante di quell'anno, in Austria è nuovamente la vettura Rossa che fa il vuoto, con Barrichello davanti a Schumacher nelle battute finali del GP: dopo un lungo scambio di parole via radio, Rubens accetta di far passare il caposquadra, ma lo fa nella maniera più drastica, palese e inimmaginabile possibile, ovvero rallentando fuori dall'ultima curva dell'ultimo giro per far sfilare il compagno a poche decine di metri dal traguardo. Ad accompagnare le due F2002 nel giro d'onore, una bordata di fischi anziché gli applausi: è ovvio che la manovra non sia piaciuta. Sul podio, imbarazzato, Schumi cede coppa del vincitore e gradino più alto del podio al compagno di squadra: solo che fa peggio che meglio perché il pubblico, imbufalito e sentendosi ancor più preso in giro, aumenta il tono dei fischi. Una delle feste del podio meno... festeggiate di sempre. Con tanto di multa salatissima: un milione di dollari per aver infranto la (sacra) cerimonia del podio.

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Cosa lascia Zeltweg 2002

Quella gara è diventata un po' il simbolo negativo di un qualcosa, i giochi di squadra, che in realtà nelle corse ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Ma quel gesto fu tanto evidente che la Federazione decise addirittura di cambiare il regolamento, vietando via radio qualunque tipo di ordine di scuderia. Fatta la legge, trovato l'inganno: nessuno si fece problemi, perché gli ordini iniziarono ad essere dati semplicemente prima del via. Così per anni si è andati avanti con messaggi criptati, impossibili per i giudici da sanzionare, fino a quando si è fatto marcia indietro, facendo prevalere il buonsenso sull'ipocrisia, e permettendo nuovamente alle squadre di scambiare tra muretti e pilota ordini di squadra in maniera libera e chiara a partire dalla stagione 2011.

Tra i protagonisti di allora, in tanti hanno dato la loro versione dei fatti. Montezemolo e Jean Todt non si sono mai pentiti, al grido di "la Ferrari prima di tutto", anche quando di favorire Schumacher c'era, classifica alla mano, poco bisogno. Ross Brawn, riflettendoci, disse che, col senno di poi, "quella scelta portò alla Ferrari più svantaggi che vantaggi", intesi come danno d'immagine, anche se nel corso dell'anno il Cavallino fece di tutto per ripagare con gli interessi la lealtà del brasiliano (Indianapolis su tutti, con Schumi ad attendere il compagno per un arrivo in parata che alla fine vide trionfare Rubinho). Sempre col senno di poi, non si è mai pentito nemmeno Rubens Barrichello, che una volta raccontò così quella giornata: "Io fino alla fine ero deciso a restare davanti, poi nelle ultime curve prevalse la volontà di rispettare l'ordine della squadra. A volte mi dico che se tornassi indietro non lo rifarei, dall'altra però penso un'altra cosa: se oggi possiamo liberamente sentire i team radio in gara, è proprio per merito di quell'episodio, perché da allora la F1 decise di mandare in onda le comunicazioni tra pilota e box". Comunque sia andata, Zeltweg 2002 la storia l'ha fatta eccome.

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