Simone Iaquinta è un pilota che nel piatto della bilancia della sua carriera può mettere velocità e tanta esperienza. Aveva 9 anni quando ha iniziato a gareggiare sul serio e dai kart fino al titolo della Porsche Carrera Cup Italia 2020 ha avuto l'opportunità di provare una serie lunghissima di vetture, sia a ruote coperte che non. Lo scorso anno ha conquistato il titolo italiano della Carrera Cup, spuntandola per soli 3 punti al termine di una stagione combattuta contro David Fumanelli. In questa intervista, Simone affronta con noi il parallelo tra corse reale e corse virtuali, spiegando come l'allenamento mentale negli esports sia ormai un bene prezioso per le gare reali.

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Salve Simone. Prima di tutto, complimenti per la vittoria nel campionato Porsche Carrera Cup Italia 2020. Vincere non è mai facile, ma in un anno del genere deve esserlo stato ancora di più.
"Grazie. Sì, è stato un anno davvero difficile all'inizio a causa della situazione di totale incertezza siamo partiti con molti dubbi e perplessità, ma poi per fortuna è emerso qualcosa di davvero molto divertente, anzi forse uno dei campionati più belli della storia della Carrera Cup!".

A fine anno poi, dalla pista alla realtà virtuale. Ti sei messo alla guida della tua vettura ma sulla nota piattaforma di corse online, "Assetto Corsa". Era la prima volta per te?
"No non era la prima volta, ho a casa un simulatore che uso per allenarmi, ed è stato utilissimo per la preparazione viste le caratteristiche sempre più realistiche. Ormai è uno strumento decisamente indispensabile per i piloti".

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 Ora che hai provato, proseguirai anche con gli esports?
"Continuerò senza dubbio, certo la pista è la pista ed il richiamo dell'asfalto è imprescindibile, ma perfezionare la tecnica con il simulatore è essenziale. Il grande vantaggio che ne traggo personalmente è l'allenamento dei riflessi, e perché no anche per avere una buona base dei riferimenti, come punti di staccata, marce eccetera".

Di fatto, nella realtà virtuale l'unico mezzo 'fisico' sono proprio il volante ed i pedali. Tu hai corso con un Logitech G923 Trueforce, quanto hai trovato fedeli le sensazioni che il volante trasmetteva?
"Si, io uso il Logitech G923, è molto semplice da configurare non richiede alcuna programmazione e si adatta facilmente a tutte le piste e tutte le auto senza cambiare i settaggi. Il Trueforce mi dà davvero la sensazione di avere in mano il volante reale della mia Porsche e di essere in pista. Riesce a simulare anche dei piccoli bump che ci sono pure nella realtà quindi direi che è davvero incredibile. Poi con i tasti che ha sulla corona sono riuscito a settare tutte le configurazioni come le ho nella realtà sul volante della mia Porsche".

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Il Logitech G923 è un volante ultima generazione, con il quale hai trovato abbastanza in fretta lo stesso feeling della pista. Da 1 a 10, quanto il volante si avvicina a quello che usi nella realtà?
"Direi 10 senza dubbio alcuno".

Quando competi per la vittoria, hai lo stesso stress mentale tra realtà ed esports? E quanto è inferiore lo sforzo fisico?
"Sembrerà strano, ma lo stress mentale negli esports secondo vale due volte di quello che si ha nel reale. Certo però per una vittoria ho avvertito più tensione quando ero nella realtà. Lo sforzo fisico è sicuramente inferiore ma come ho detto prima quello che ti allena davvero tanto è la mente e la concentrazione, per non sbagliare e fare dei giri record durante una gara senza fare errori devi essere davvero concentratissimo".

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Secondo te, cosa possono fare gli sviluppatori per avvicinare ancor più gli esports alla realtà?
"Direi sicuramente la fisica nei contatti. Purtroppo è molto difficile gestire i “corpo a corpo” visto che a seconda della dinamica, l'auto reagisce in modo diverso. Basta davvero un minimo contatto per compromettere in maniera definitiva una gara, cosa che naturalmente i simulatori, essendo basati sul concetto di videogioco, non possono prevedere in maniera realistica, perché ne andrebbe del divertimento, anche se tecnicamente penso sia assolutamente possibile farlo".