Per Mick Schumacher stanno per arrivare settimane decisive. Da un lato attende di sapere se sarà in F1 l'anno prossimo, dall'altra deve mantenere alta la concentrazione in vista degli ultimi due round della Formula 2, nei quali si giocherà il titolo da attuale leader del campionato. Al sito ufficiale della Formula 2 Mick ha parlato della propria carriera, delle proprie ambizioni e, per la prima volta, di se stesso.

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La pressione da bambino

Essere il figlio di un sette volte campione del mondo non deve essere stato facile, eppure Mick a poco a poco pare essersi costruito una propria reputazione e soprattutto una barriera per non farsi travolgere dalle emozioni. Un percorso iniziato sin da piccolo, con l'utilizzo del cognome della mamma, Betsch, nelle prime gare sui kart: "Abbiamo provato a tenerlo nascosto il più possibile, per provare ad avere più libertà per me stesso, questo mi ha dato l'opportunità di crescere per conto mio e provare a capire come essere un bambino normale ed un normale giovane che corre sui kart. Nel proseguire nelle varie formule sapevamo che avrei ricevuto più attenzione, ma io volevo correre con il mio nome vero, sono orgoglioso di averlo sulla mia macchina e sulla mia tuta. I media mi sono sempre stati più attorno rispetto agli altri ragazzi, ma comunque siamo sempre stati rispettati in questo aspetto, se chiedo un po' della privacy di cui ho bisogno loro me la danno, sono grato di questo. Io sono qui per correre".

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Step by step

Entrando più nello specifico della sua carriera, Mick ha spiegato come il salto dalla F3 Europea alla F2 sia stato più complicato del previsto: "Le gomme Hankook che usavo nella F3 Europea duravano di più, mentre le Pirelli di F2 accusano molto più degrado. Devi cambiare il tuo stile di guida, inoltre c'è il turbo, le macchine sono molto più pesanti e con più potenza. Tutto fa parte della curva di apprendimento. Se ti prendi del tempo per curare il dettaglio, se ti prendi del tempo per imparare le cose per bene, nel lungo termine funzionerà meglio di provare a fare le cose in fretta. Nel lungo periodo ciò che voglio è creare un corridore perfetto e diventare un pilota completo. Questo è il motivo per cui l'anno scorso è stato così importante, ho cercato di capire ogni singolo dettaglio prima di pensare ai risultati. Non mi piace parlare di fortuna, ma l'anno scorso è stata una stagione parecchio sfortunata, tra problemi di affidabilità e qualche contatto, ma abbiamo sempre mostrato un buon passo ed era ciò che ci interessava. Voglio arrivare in F1 essendo più preparato possibile e per esserlo devo ancora passare attraverso i momenti difficili, perché è durante quest'ultimi che impari di più. Mi diverto a guidare, ma mi piace anche lavorare dietro le quinte e credo che sia una delle chiavi che mi ha permesso di arrivare nella posizione in cui sono ora. Abbiamo avuto gare difficili, abbiamo avuto i nostri alti e bassi, ma penso che questo ci ha portati dove siamo adesso ed ora mi sento molto, molto bene nella macchina".

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Verso la F1

Mick ha concluso: "L'obbiettivo finale è la Formula 1, e scommetto che sia così per tutti i piloti che sono in Formula 2, ma i sedili in F1 sono limitati. Chi li otterrà lo sanno solo i capi delle squadre. Non ne abbiamo ancora veramente parlato e non abbiamo informazioni al riguardo. Per me è importante pensare alla F2 e concentrarmi al 100% per fare il mio lavoro".