A proposito di sorprese del mondiale, pur con tutte le cautele del caso, sarà anche ora di dire che la Ferrari in chiave 2021 è a tutti gli effetti la monoposto e la Casa con maggior progresso rispetto allo scorso anno, all’interno di coloro chiamate a rimontare. E non solo in termini di risultati secchi e di punti, ma anche di organizzazione, di trend, d’atmosfera e entusiasmo. Tutti ingredienti apparentemente poco palpabili, ma avvertibilissimi all’interno e all’immediato esterno del Cavallino Rampante.

Tanto per cominciare, a giudicare dalla classifica del mondiale Costruttori, sembra quasi impossibile - e invece è verissimo -, che dopo sei Gran Premi disputati la squadra italiana è al terzo posto del campionato più tosto e concreto, perché alla fine distribuisce dobloni oltre che pacche sulle spalle, con due punti in più della McLaren.

Cioè, dico, ma ci ricordiamo cosa si diceva a inizio stagione e anche fino a poco tempo fa, della McLaren medesima? Attenzione, attenzione, le cose sono cambiate e in meglio all’interno del team orange papaya, perché la macchina è una scheggia e ancor più evoluta andrà alla grande, mentre finalmente, con la power unit Mercedes su cui contare, di sicuro arriveranno momenti di grande felicità se non di gloria. Magari, presto, il ritorno a un successo in un Gran Premio. Di più. L’arrivio di Daniel Ricciardo accanto al giovanissimno e già fortissimo Lando Norris fa crescere le quotazioni del team se non alle stelle di molto, perché in questo caso il fattore tecnico si sta sposando alla grande col potenziale umano.

Bene. Guardiamo i fatti e facciamo una botta di conti. Non solo l’Orange per ora è dietro alla Rossa - anche se fosse davanti d’un soffio il ragionamento starebbe in piedi lo stesso -, ma pure a livello di risultati secchi non c’è confronto, col secondo posto di Carlos Sainz a Montecarlo che è lì a dimostrare che, a livello di colpo di reni, quanto ottenuto dalla squadra di Binotto in questo momento ha più consistenza rispetto ai riscontri degli Arancioni.


E occhio, perché a oggi di botte di puro culo la Ferrari proprio non ne ha avute. Anzi, se non ci fosse stato il colossale problema delle verifiche del danno in prova a Montecarlo, a quest’ora il bilancio avrebbe potuto essere diverso e trionfalmente a favore del lavoro svolto a Maranello. Tutto questo non vuole minimamente scusare quanto accaduto e non accaduto quando si doveva o poteva intervenire più a fondo sulla SF21 incidentata, però è anche vero che i bilanci in casa Ferrari vanno anche fatti al netto di una partenza e di una gara in meno, che presumibilmente avevano tutti gli ingredienti per portare a qualcosa di inatteso e, presumibilmente, meraviglioso o quasi.

Questo se non esime da qualche critica e, di converso, necessaria autocritica, dall’altro comunque certifica un potenziale oggettivo di tutto rilievo e di cui tenere conto, nel prosieguo del mondiale.


Non solo. Sul piano del potenziale della vettura le due pole consecutive nei Gp di Monaco e Baku lanciano anche segnali interessantissimi, come dei colpi di specchio in codice che autorizzano a guardare avanti senza vedere tutto nero, riuscendo a percepire anche qualche bella sfumatura rosa.

Sul tracciato più corto e tormentato del mondiale la SF21 ha infatti rivelato stupende qualità, a dimostrazione del fatto che senza curve d’appoggio e velocità medie altissime le cose migliorano nel bilancio SF21. E un bel segnale arriva anche dalla seconda pole, perché avvenuta sul tracciato citadino che vanta il rettilineo più lungo del mondiale - sfruttando anche il regalo d’un’inaspettata sciona fornita dall’inconsapevole e per niente contento Hamilton -. E questo sta a dimostrare che, perfino oltre e al di là dell’aiutino, il potenziale di cavalli e prestazione assoluta della Ferrari non è poi così male anche in un luogo in cui la belva non è certo imbrigliata come a Montecarlo.


Poi, ovvio, mica abbiamo gli occhi foderati di prosciutto. La gran partenza, il bell’avvio e l’oculata gestione immediata di Charles Leclerc ben presto hanno dovuto fare i conti col ritorno degli avversari più forti, che uno dopo l’altro hanno infilato la Rossa, spiegando che a livello di rendimento puro e costante i passi in avanti da fare e i panini da mangiare sono ancora molti.

Però il segnale, anzi, i segnali sono arrivati e giunti al destinatario, ossia noi tutti. Lo stesso bel quarto posto finale di Leclerc, che senza il ritiro sfortunato di Vertappen poteva essere un quinto e senza la incolpevole debacle di Stroll, magari, chissà, un sesto, resta un ulteriore cucchiaino di panna a far tornare un po’ di gusto, anche se gli appassionati del Cavallino son troppo abituati a desiderare la torta per calmarsi con qualche assaggino.

Però la verità è che la Ferrari di questo inizio 2021, se non può certo raggiungere e svernciare a breve i top team Red Bull e Mercedes, di certo e di sicuro è infinitamente più solida, fattiva e lanciata rispetto a ciò che è stata la Ferrari stessa del 2020. E questo è già tanto, tantissimo, considerando che le aree d’intervento erano necessariamente limitate e i cambiamenti possibili pochi e non decisivi, in chiave 2021.

Per questo adesso, anche se non c’è niente da ridere, in casa Ferrari non c’è più neppure nulla da piangere. Anche a livello di potenziale umano, la coppia Leclerc-Sainz procede a gonfie vele, mentre l’annunciato dream team in McLaren, giusto per tornare nel parallelo, adesso fa i conti con la pesante delusione avuta e data da Ricciardo, che mai come ora fa fatica ad adattarsi alla gestione della caratteristiche della monoposto a motore Mercedes.
In altre parole, magari ci vorrà pazienza al Ricard, che sulla carta non dovrebbe certo essere il massimo per la Rossa, ma poi le due gare a Spielberg potrebbero già fornire altrettante belle occasioni per dimostrare il ritrovato valore e il restituito morale.

Questa Ferrari, che doveva attendere sulla carta il 2021 come un secondo anno di duro purgatorio, sta in realtà dimostrando vitalità e ripresa di ben diversa natura e collocazione dantesca. Tanto che per ora non si vede un immediato ingresso nella candida rosa o in chissà quale beatitudine, però, mentre si pensa alla riscossa dela rivoluzione 2022, la Rossa può guardare alle restanti gare di questa stagione con curiosa e fiduciosa dignità.

Un’abbuffata vincente, in almeno un GP, potrà arrivare solo grazie a un colpo di fortuna, però oggi è bello verificare che la Ferrari ha cambiato dieta: il digiuno assoluto del 2021 fortunatamente è finito e adesso la SF21 dice la sua con stile e qualche acuto, mangiando poco ma spesso.