Nella domenica dei salami ungheresi (super offerta prendi due e pagano tutti, in promozione presso la premiata ditta Bottas&Stroll), l’Alpine F.1 con les italiens Luca De Meo e Davide Brivio lascia la sua prima firma indelebile nel Mondiale. Vince Esteban Ocon, gode (e soprattutto fa godere) Fernando Alonso. E in mezzo si scrive una bella storia umana, fatte di fuga e tappo, di sogno che piano piano si avvera e di attributi giganteschi messi in vetrina in ogni piega dell’Hungaroring. La vittoria di Esteban Ocon, la prima della sua carriera in F.1, arriva in un momento particolare per il giovane francese che dopo la riconferma per le prossime stagioni si era smarrito.

La monumentale prestazione di Fernando Alonso, che ancora la riconferma non l’ha avuta, ci ha fatto saltare sul divano. Un leone in pista, con la fame del ragazzino e l’esperienza del vecchio combattente, capace di stoppare con classe e piede destro grande come un condominio, il suo caro amico Lewis Hamilton ancora una volta in risalita dopo essere piombato negli inferi della classifica. Chissà il turbinio di pensieri che sono girati nella testa di Davide Brivio domenica scorsa. Ha fatto crescere passo dopo passo la Suzuki nella MotoGp fino a portarla al titolo iridato. Nel momento più alto ha deciso di lasciare, stuzzicato dalla chiamata di De Meo che lo voleva in F.1. Lui non ha resistito alla forte tentazione e dopo pochi mesi, ecco la prima vittoria in F.1. Certo l’incidente che subito dopo il via ha ribaltato come un calzino un Gp nel quale tutti erano alla finestra in attesa del duello Hamilton-Verstappen, ha sconvolto i piani di tutti. Ma non si vince mani per caso.

L’Ungheria che manda tutti in vacanza mette in primo piano i Blue e la loro voglia di alzare l’asticella. E, come cert iabilissimi bomber di provincia, pronti a gonfiare la rete alla prima disattenzione della difesa avversaria. È innegabile che il gigantesco rodeo innescato da Bottas e Stroll abbia stravolto tutta la regia. Dove a pagare le conseguenze più grandi sono stati l’ex leader del Mondiale Max Verstappen e, visto come sono andate le cose, Charles Leclerc. L’ultimo round prima della pausa estiva (si riprenderà il prossimo 27 agosto, sulle mitiche pieghe di Spa) riporta il Mondiale di F.1 tutto in mano della Mercedes. Ancora una volta Lewis Hamilton ha lucrato a più non posso sulle disgrazie altrui. Uscito indenne dal gigantesco ingorgo con tamponamenti a catena del primo giro, il sette volte campione del mondo stavolta non è riuscito a centrare il bersaglio grosso, ma il secondo posto acciuffato per i capelli, dopo la squalifica di Vettel, vale come una vittoria. È un pugno nello stomaco la penalizzazione (forse) inflitta a Sebastian.

E ironia della sorte consente a Carlos Sainz, che alla Ferrari ha preso il suo posto, di festeggiare (forse) il secondo podio della stagione. E a proposito di Ferrari. A far sventolare altissimo il vessillo del Cavallino, domenica scorsa, ci ha pensato la Ferrari facendo saltare il banco alla 24 Ore di Spa. L’impresa compiuta da Alessandro Pier Guidi è qualcosa di straordinario. Roba da applausi a scena aperta. Sotto la pioggia e a dieci minuti dalla conclusione il sorpasso compiuto dall’alessandrino a Blanchimont è da 92 minuti di applausi. E meno male che all’inizio della sua carriera c’era chi vaticinava e metteva in dubbio le sue qualità, la dimostrazione che i giudizi (per giunta affrettati) sono come un raglio di un asino. Già da tempo Alessandro ha chiarito al mondo del GT che lui è uno dei Califfi. La meravigliosa vittoria colta a Spa è solo la riconferma che Pier Guidi è pronto per le Grandi Sfide. Soprattutto quelle che vedranno il Cavallino dal 2023 impegnato nel Mondiale Endurance per puntare al bersaglio grosso. Miglior viatico in Competizioni GT della Ferrari non poteva esserci in vista di quella Le Mans, che vale tutta una stagione, e che vedrà quest’anno dare il via alla leggendaria 24 Ore proprio al presidente John Elkann.