Seppur tra mille ostacoli, posizioni diverse – anche contrarie nella votazione dei team a quella risultata la decisione finale, di cancellare il Gran Premio d’Australia a seguito della positività al coronavirus di un meccanico della McLaren –, la Formula 1 è giunta a una decisione anzitutto di buonsenso.

Cari amici della F1, fermatevi

“In termini di assunzione della decisione, abbiamo trascorso la notte a raccogliere input da tutti; se c’erano visioni e opinioni differenti? Sì, ed è stato quello che tutti hanno provato a risolvere, credo però siamo giunti alla decisione giusta, sulla quale tutti siamo concordi”, ammette Chase Carey.

Poi c’è il dato legato alla programmazione del futuro, sportivo e del business, fattore cruciale per gli interessi economici coinvolti e, direttamente, sostegno all’intera esistenza del Circus per come si è configurato negli ultimi 30 anni.

Navigazione a vista

Chase Carey guarda all’attualità, la gestione della vicenda Melbourne, prima di spostare l’attenzione su quel che (non) sarà in Bahrain, in Vietnam. Decisioni sul punto d’essere annunciate, evidentemente già concordate con i partner locali, arriveranno nei prossimi giorni, forse ore. Non è affatto irrealistico pensare a un rinvio dell’inizio della stagione al Gran Premio d’Azerbaijan, in giugno, alla luce dell’evoluzione della pandemia di coronavirus e l’impatto sulle popolazioni degli Stati europei.

Coronavirus, Formula E sospesa per due mesi

“A questo punto il nostro focus è sui problemi di questo week end. Sono appena arrivato dal Vietnam e stiamo discutendo, a questo punto quel che vogliamo è verificare i problemi qui e nei prossimi giorni risponderemo agli eventi in arrivo.

È una situazione difficile da prevedere, abbiamo utilizzato spesso il termine situazione fluida, oggi è diversa da com’era 4 giorni fa, provare quindi a fare previsioni quando le cose cambiano, è sfidante”. Carey incalzato nel corso della conferenza con i giornalisti presenti all’Albert Park, in attesa di una posizione che arriverà sul GP del Bahrain e del Vietnam ma non dal paddock di Melbourne.

Calendario, opzioni al vaglio

Guarderemo a Bahrain e Vietnam, faremo ulteriori annunci su come navigheremo, gli annunci odierni sono concentrati sul GP d’Australia. In termini molto brevi risponderemo agli eventi immediatamente successivi.

Non siamo solo noi a prendere le decisioni, le assumiamo con i nostri partner, la FIA, i partner in Bahrain, è una situazione in atto. Sono realista, è uno scenario fluido, guardiamo a come sono cambiate le cose negli ultimi 5 giorni, provare a prevedere cosa sarà in avanti è irrealistico.

Tutti vogliono una risposta, a noi piacerebbe avere una risposta, penso non si possa prevedere. Penso dobbiamo continuare a essere in contatto con tutti, ogni esperto, tutti in giro per il mondo, è uno sport globale e non ci confrontiamo solo con un singolo paese, ci confrontiamo con una serie di complessità, dobbiamo proseguire con l’evolversi della situazione” dice.

GP di Monaco confermato, per ora

Circa la possibilità che si sposti verso fine anno il calendario si limita ad aggiungere: “Non credo che in questa fase sia produttivo andare per ipotesi. Avremo delle discussioni nei prossimi giorni,i problemi di breve termine, però provare a definire dei piani, sì è sicuro che stiamo guardando a varie opzioni ma in questa fase non credo si possano definire piani di lungo periodo. Vedremo come evolverà, tutti sperano che nel mondo si torni in una situazione di operatività”.

Cash is king

Nelle 24 ore tra le più convulse in termini politico-organizzativi in 70 anni di campionato del mondo, al giovedì, Lewis Hamilton ha espresso una posizione da gigante, non solo sportivo. “Cash is King”, la spiegazione semplice, netta, vera, del perché la Formula 1 fosse a Melbourne nonostante quel che accade nel mondo.

Parole alle quali Carey ha replicato: “Se il denaro fosse il re non avremmo assunto la decisione presa oggi. Ho già risposto, quindi mi ripeto: col senno di poi le cose appaiono ovviamente diverse, gli eventi si evolvono, le situazioni cambiano e abbiamo assunto una decisione che, date le tempistiche per arrivare qui e svolgere l’evento, era con uno scenario globale differente.

Con il cambiare giornaliero della situazione, a volte ora dopo ora, continuiamo a valutare e assumere le giuste decisioni. Abbiamo provato a elaborare tante diverse informazioni nell’assumere la scelta giusta al momento giusto e penso l’abbiamo fatto.

Credo abbiamo preso la giusta decisione per come si sono sviluppate le cose, penso abbiamo lavorato bene con tutti i nostri partner. Col senno di poi guardi sempre le cose in modo diverso. In molti posti al mondo la situazione in 24-48 ore è molto diversa di quanto non fosse molto prima. La gente viaggiava tra USA ed Europa, in 24 ore non ci sono più voli, sono problemi che devi provare a gestire in tempo reale. Provare ad avere tutti gli input degli esperti e fare le cose giuste".

Westacott tra diritti e un recupero impossibile

Accanto a Chase Carey anche gli organizzatori del GP d’Australia, Paul Little presidente del’AGPC e l’a.d. Andrew Westacott, che su due punti caldi come il pagamento dei diritti alla FOM e la possibilità di recupero dell’evento, ha chiarito: “Annullamenti di questo genere hanno molte conseguenze, ci sono tanti aspetti contrattuali e finanziari. Lavoreremo con i detentori dei diritti commerciali (F1 Group; ndr) nei prossimi giorni e settimane, faremo sì che delle misure contrattuali adeguate vengano esaminate. Con i tifosi lavoreremo al rimborso dei tagliandi. 

Abbiamo usato il termine cancellazione per la tempistica, era importante per i tifosi qui a Melbourne che non vi fosse un’errata convinzione dall’utilizzo della parola rinvio, intesa come alcune ore. Abbiamo utilizzato la parola cancellazione deliberatamente. Ho imparato dal mondo della Formula 1 a “mai dire mai”; non abbiamo parlato con Chase di organizzazioni future (riposizionamento del GP in calendario; ndr).

Non c’è la possibilità di lasciare le strutture nel parco per settimane né mesi, abbiamo il privilegio di poterlo occupare e cerchiamo di ridurre al minimo l’impatto delle strutture”.