Mettere a segno una pole grandiosa e poi non vincere la domenica assomiglia tanto ad una favola bellissima ma senza lieto fine, o magari ad un finale drammatico dopo una trama avvincente. Ci sono pole position però che sono aliene al concetto di vittoria o sconfitta, sono giri più veloci che restano stampati nella memoria e che da lì non se ne vanno più, al di là del risultato del giorno dopo, che in alcuni casi non conta neanche più di tanto nel cuore del tifoso. Tra questi rientra senza dubbio Mario Andretti, l'ottava meraviglia del Mondo.

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Pole superbe e gare perse, la storia è piena

Fare la pole e poi non vincere la corsa, dicevamo. La storia della F1 è piena di questi esempi, anche illustri. Le pole gettate al vento più emblematiche non possono che essere quella a dir poco meravigliosa di Ayrton Senna a Monaco 1988, 1"4 rifilato nientemeno che al compagno Prost, con il brasiliano che rovina tutto schiantandosi al Portier quando aveva una vita di vantaggio, oppure quella di Schumi otto anni più tardi, stessa pista, con Michael che distrugge un giro mostruoso in prova andando a sbattere dopo il tornante del Loews già nel corso del primo giro. In tempi più recenti, abbiamo Kimi Raikkonen a Monza 2018, con il giro più veloce di sempre (inteso come media oraria sul giro) che ha fatto da prologo al suo 2° posto in gara dietro ad Hamilton. Un epilogo ben diverso da quello di Senna e Schumi, ma comunque condito da un pizzico di amarezza, perché il campione del mondo 2007, alla sua ultima apparizione a Monza da ferrarista, avrebbe tanto voluto vincere.

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Mario Andretti a Monza 1982

Ed arriviamo alla pole che forse più di altre è rimasta nel cuore dei tifosi ferraristi. Il 1982 per la Ferrari era un anno iniziato benissimo grazie alla validissima 126 C2, macchina che avrebbe vinto tranquillamente due titoli se non si fosse messo di mezzo il destino: la lotta fratricida tra Villeneuve e Pironi ad Imola rompì l'equilibrio di squadra con Gilles che, ancora arrabbiato, perse la vita a Zolder, mentre Pironi vide interrotta la sua carriera in F1 dopo l'incidente nelle prove in Germania. In un anno ricordato per la vittoria dell'Italia ai Mondiali di calcio ma tragico per la Ferrari (ed anche per la F1, con la scomparsa di Riccardo Paletti), per difendere almeno il Costruttori Enzo Ferrari scelse così di chiamare per gli ultimi due Gp l'eroe dei due mondi, ovvero Mario Andretti, che a 42 anni non seppe dire di no al Cavallino. Dopo dei rapidi test a Fiorano, "Piedone" si presentò al penultimo appuntamento in Brianza convinto di far bene, ed alla fine fece benissimo: in qualifica batté per 35 millesimi Piquet mandando in tripudio la folla di Monza e prendendosi la pole position al Gran Premio d'Italia. Poco importa che il giorno seguente Mario abbia chiuso 3°, dietro ad Arnoux ed al compagno di squadra Tambay, quella pole resta un giro scolpito nella pietra della F1.

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