Aldo Costa è, sissignore, uno degli esempi moderni di genio italico. Una di quelle menti che il mondo ci invidia, partorita nelle terre del Belpaese e destinata a dominare il mondo. Nel caso di Aldo, il mondo dei Gran Premi, dato che stiamo parlando di uno degli ingegneri più vincenti di sempre nel panorama della Formula 1.

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Gli inizi in Minardi

Aldo Costa potremmo definirlo un Mauro Forghieri dei giorni nostri, senza mancare di rispetto a nessuno dei due. Diverse le epoche in cui si sono cimentati, ma stesso territorio e stessa passione in un lavoro che li ha resi dei monumenti nel paddock della F1 e non solo. Aldo è nato a Parma nel 1961, lo stesso anno in cui Forghieri diventava responsabile tecnico della Scuderia Ferrari. Studi tecnici per Aldo, uno che nell'ora di disegno si divertiva a fare le proiezioni ortogonali di vetture di Formula 1 mentre tutti gli altri si accontentavano di fare le solite forme geometriche come trapezi o parallelepipedi. Uno così non poteva non fare carriera, ed infatti presa la laurea in Ingegneria Meccanica arriva subito la chiamata dell'Abarth. Un privilegio per un giovanotto appena uscito dall'università, ma Costa sogna la F1 e molla tutto poco dopo per accettare l'offerta di Giancarlo Minardi, uno che nel fiutare giovani promesse, piloti o ingegneri che fossero, non ha mai sbagliato. Per la gente Aldo è un matto, ma in realtà è un sognatore che sa intravedere bene la realtà: in Minardi comincia come addetto ai calcoli strutturali (siamo sul finire degli anni '80) e scala ben presto le gerarchie, divenendo direttore tecnico nel 1991. Lo resterà fino al 1995, quando arriverà la chiamata della Ferrari.

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Il periodo d'oro con il Cavallino

A Maranello Costa comincia a lavorare nel settore Gt, contribuendo allo sviluppo della F50 nella versione da competizione per la Gt-Le Mans per poi passare ben presto alla F1, venendo nominato assistente del capo progettista Rory Byrne nel 1998. Quelli sono anni di grande "scuola" per Aldo, che seguendo Byrne impara tante cose godendosi da vicino l'epoca d'oro del Cavallino Rampante, con gli 11 titoli arrivati tra il 1999 ed il 2004, periodo del dominio di Michael Schumacher e della Ferrari. Il parmense diventa dunque capo progettista nel 2004, assumendo la direzione dell'Autotelaio due anni più tardi: nel 2007 arrivano altri due titoli, sia nel Costruttori che nel Piloti con Raikkonen, e dal 2008 Costa raggiunge l'apice venendo nominato direttore tecnico, ruolo nel quale sfornerà la F2008, che porterà a casa il titolo Costruttori. Purtroppo l'ultimo della sua avventura a Maranello.

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L'addio con il Cavallino ed i successi in Mercedes

Dopo il 2008 qualcosa va storto e la Rossa non riesce più a vincere, sebbene con Alonso il Cavallino riesca a sfiorare il titolo Piloti nel 2010. Nel 2011 la nuova monoposto non è competitiva e Costa viene licenziato; una brutta botta dalla quale però Aldo si riprende subito, perché dopo pochi mesi è già al lavoro a Brackley, in seno alla Mercedes, fortemente voluto da Ross Brawn e Michael Schumacher, compagni di vittorie in Ferrari. Tempo di riorganizzare la struttura e con l'avvento dell'era ibrida la casa della Stella comincia a dominare: 12 titoli in 6 anni dal 2014 al 2019, per una striscia che non si è ancora conclusa.

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Ritorno in patria

Conclusa è però l'avventura di Aldo Costa in Formula 1, perché da quest'anno l'ingegnere è direttore tecnico della Dallara. E' stato infatti nominato Chief Technical Officer, e lavorerà a tanti progetti diversi, compreso quello di mettersi alla ricerca degli ingegneri di domani. Una scelta del tutto naturale ed umana da parte di Aldo, che dopo anni lontano ha scelto di tornare in Italia, per avere più tempo da dedicare alla sua famiglia. Un premio meritato per chi ha saputo mettere del suo nei due cicli più importanti e lunghi di sempre nella storia della Formula 1.

Aldo Costa in Dallara