McLaren è il team che si è esposto maggiormente e in modo ripetuto a supporto della necessità di un’ulteriore riduzione del tetto di spesa in Formula 1 a seguito della crisi scaturita dalla pandemia di coronavirus. Zak Brown ciclicamente ha rinnovato concetti come la necessità di cambiare, il rischio che quattro squadre non sopravvivano alla crisi. Un’opposizione chiara al fronte di squadre attualmente di vertice, nel portare avanti un limite di spesa di 100 milioni di euro a stagione.

Altrettanto chiara è stata la posizione della Ferrari, espressa da Mattia Binotto. E le parole rese al The Guardian, cruciali nel dato di un problema di garanzia dei posti di lavoro a fronte di un ulteriore taglio del tetto di spesa, hanno dato modo a Zak Brown di ribadire l’opposizione alla tesi Ferrari.

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Ha fatto discutere la prospettiva offerta da Binotto: la Rossa potrebbe guardare anche ad altri impegni sportivi, oltre la Formula 1, per esprimere il proprio dna racing.

Progetti annacquati

Il tentativo di stravolgere la categoria è stato nella mission di Liberty Media sin da quando ha rilevato la Formula 1. Missione molto annacquata se si pensa all’obiettivo di semplificare i motori rinunciando al MGU-H, attrarre nello sport nuovi costruttori, standardizzare numerosi componenti non visibili al grande pubblico per ridurre i costi.

Pensare ai tifosi

Zak Brown, nel commentare le parole di Binotto, ha dichiarato ai media inglesi: “I commenti che registro non si mettono in fila, si contraddicono e non riflettono attentamente quella che è la realtà.

Alla fine di tutto si tratta dei tifosi, perché se fai le cose giuste per i tifosi allora ogni altra cosa va al suo posto: i promoter vorranno più gare, i governi vorranno più gare, ci saranno più sponsor, più televisione, più giornalisti a coprire lo sport. Penso abbiamo una concreta opportunità qui per strutturare una Formula 1 che sia in futuro più in salute.

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Sono senza parole nel replicare al commento che non dovremmo reagire in fretta e prenderci del tempo. Non fare in fretta nel risolvere quel che sta accadendo è un errore critico, è vivere nella negazione. Prendere tempo credo sia una strategia di leadership davvero scarsa, di certo non è una che io o la McLaren e molti altri a.d. ai quali ho parlato in tutto il mondo stanno prendendo”.

Razionalità contro impulsività

La posizione espressa dal team principal Ferrari è stata, in realtà, molto diversa: agire razionalmente nonostante la crisi del coronavirus e non “di pancia” - “Dobbiamo evitare di essere emotivi al momento. È importante guardare tutti i dettagli e assumere una decisione razionale che prenda in considerazione tutto”, le parole di Binotto a metà aprile.

F1 resta il vertice del motorsport

A fare rumore, delle dichiarazioni al The Guardian, è stata inevitabilmente la prospettiva di affiancare altri impegni sportivi all’attività in F1. Considerazioni sulle quali Brown ha proseguito:Non capisco il commento circa l’esame di guardare potenzialmente a correre altrove. Non vedo nessun’altra serie che abbia il dna della Formula 1. Conoscendo il motorsport piuttosto bene, credo che se competi anche in qualsiasi altra categoria di corse avresti comunque un eccesso di personale. Quindi non sono certo di capire sia la logica del “dna” che del “far lavorare le persone” in altre forme del motorsport.

Si parla di una riduzione di valore della F1 dal vertice delle corse se portiamo il tetto dei costi a un numero diciamo di 135, 125 milioni. Tutti conoscono bene le corse per capire che non esiste un’altra forma che si avvicini minimamente alla F1 per sofisticazione tecnica e, a 180 milioni di dollari di spesa, non dimentichiamo sono solo una parte della spesa

Non credo affatto che un budget cap ridotto comprometta in alcun modo il dna della Formula 1 nell’essere leader tecnologico nel motorsport”. Vale ricordare, a titolo di esempio per la portata degli investimenti necessari, come Mercedes nel 2018 abbia stanziato un extra-impegno in corso di campionato da 40 milioni di euro per lo sviluppo ulteriore del progetto W09, che risultò decisivo nel prendere il largo e conquistare il titolo.

Tagliare i grandi e innalzare i piccoli

Al di là del budget cap, sarebbe bene ragionare sul come permettere a tutte le squadre, anche le quattro potenzialmente a rischio “estinzione” di averli a disposizione quei fondi – il tetto di spesa –, cifre da poter essere impegnate su un campionato. Viceversa, sembra tanto un discutere su come “riportare sulla terra” tre grandi team – con strutture e tecnici da sé già in grado di segnare un’enorme differenza – senza innalzare lo status dei “comprimari”.

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