Resta il nodo “americano” da sciogliere per definire il campionato del mondiale al via dall’Austria, con 8 Gran Premi confermati e almeno altri 5 dati per certi. Chase Carey chiede ancora un po’ di pazienza, rinvia l’annuncio del secondo blocco di gare alle prossime settimane, quando è attesa l’ufficializzazione degli appuntamenti al Mugello, la decisione su Sochi o Portimao – quest’ultima è indicata favorita – e una gara a Hockenheim tornata d’attualità, dopo la candidatura a riempire un eventuale vuoto lasciato da Silverstone.

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“Nelle prossime settimane cercheremo di posare sicuramente almeno un altro pezzo di calendario, idealmente ci piacerebbe far atterrare l’intera seconda metà del calendario. Ci sono una serie di gare che sappiamo già saranno presenti, non voglio dare un quadro frammentario, vorrei risolvere in modo olistico. Per bloccare le date, però, ci serve davvero scoprire quali altre gare saranno in calendario”, spiega Carey.

L’idea che dopo Monza si corra al Mugello, poi in Portogallo per proseguire con Hockenheim è la più accreditata, mentre la chiusura di campionato vedrà due gare in Bahrain e una ad Abu Dhabi. “Abbiamo detto che ne avremmo avute tra le 15 e le 18, siamo ancora tranquilli su questo obiettivo. In questo momento abbiamo un numero di gare sulle quali essenzialmente siamo d’accordo, ci manca solo l’indicazione di una data. Poi ci sono una serie di posti nei quali stiamo procedendo, nel tentativo di indicare una data”.

I dubbi su USA, Messico e Brasile

L’incertezza assoluta è relativa ai Gran Premi tra Nord e Sud America, dove con l’eccezione del Canada - dove più del virus sono grandi gli interrogativi su una gara in un mese di novembre freddissimo - il quadro sulla diffusione dei contagi (e morti) da coronavirus Sars-CoV-2 continua a essere allarmante. “Alcuni GP sono molto più per aria considerate le situazioni in quel paese. Quando guardiamo agli Stati Uniti, Messico, Brasile, al momento è chiaro come sembrino avere una più alta incidenza di infezioni rispetto ad altri posti. Perciò stiamo provando a ottenere indicazioni da questi posti su ciò che è possibile e quel che possiamo fare.

Davvero abbiamo bisogno di sapere se potremo correre in un luogo, se ci saranno restrizioni sulla nostra possibilità di entrare e uscire in un modo che funziona”, analizza Carey.

Decidere senza il dono della preveggenza

Decisioni da assumere adesso, sulla base di un quadro che potrebbe essere completamente stravolto quando sarà il tempo di gareggiare. “Per certi aspetti stiamo provando a dare risposta alle domande dei tifosi. Ci piacerebbe avere i tifosi alle gare, è una possibilità.

Tra le sfide del guardare a un calendario a novembre c’è il fatto che è distante quattro mesi. Siamo da meno di quattro mesi nel virus, provare a proiettarsi a dove saremo a novembre capisco come sia difficile per tutti. In definitiva, però, abbiamo bisogno di programmare in anticipo. C’è un punto temporale in cui dovremo mettere un paletto sul terreno e decidere sulla base di quel che sappiamo. Penso arriverà presto”.

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