Tornare a un calendario di Formula 1 “ordinario”, dal prossimo anno, è un’esigenza imprescindibile per Liberty Media. Convivere con il coronavirus, provare a navigare con la bolla e farlo discutendo condizioni privilegiate di accesso nei vari Paesi, è una necessità perché di regga il business.

Una bozza di calendario è stata presentata alle squadre lunedì, composta da 23 Gran Premi, uno in più del piano inizialmente previsto per il mondiale 2020.

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Tornare alla normalità di uno sport globale vuol dire avere GP paganti, oltre alla fetta di proventi maturata dai diritti televisivi, la più grande fonte di entrate sulla quale la Formula 1 ha potuto contare nel campionato in corso – al netto dei diritti corrisposti da GP come Abu Dhabi, Bahrain, Sochi, in misura differente –, nel quale la situazione d’emergenza ha portato l’organizzatore del mondiale a sovvenzionare i circuiti nelle spese vive per mettere in piedi l’evento.

Diritti per ospitare la Formula 1 e, in parallelo, GP da correre aperti al pubblico, per garantire la sostenibilità finanziaria dalla prospettiva dei promoters.

Melbourne e Sakhir per iniziare

Secondo quanto riporta Auto Motor und Sport, il calendario 2021 sarà composto dell’apertura in Australia il 21 marzo, dopo 3 giornate di test che dovrebbero svolgersi ancora a Barcellona; GP inaugurale seguito dal Bahrain nel giro di 7 giorni, per poi affrontare la serie di gare in Cina e Vietnam.

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L’esordio europeo avverrebbe a maggio dalla Spagna, per proseguire con Montecarlo e Baku. Sostanzialmente diverso si prospetta il posizionamento del GP d’Olanda a Zandvoort, indicato in una tripletta di gare con Spa e Monza, quindi tra fine agosto e inizio settembre. Tornerebbe la classica finestra di stop estivo di 3 settimane in agosto, la trasferta in Canada nel mese di giugno, seguita dai GP di Francia, Austria, Regno Unito e Ungheria. Il secondo run di 3 gare consecutive vedrebbe Sochi, Singapore e Suzuka in una sequenza asiatica nella seconda metà del campionato.

Progetti che andranno esaminati nella loro fattibilità nei prossimi mesi, in parallelo con l’evoluzione dello scenario collegato alla pandemia.

Restano poi da scoprire quali gare, tra le “new entry” di quest’anno, troveranno ancora spazio il prossimo anno o saranno eventuali "eventi in seconda battuta" pronti a subentrare nel caso in cui saltasse un GP. In calendario non dovrebbe esserci un GP del Brasile indicato fuori nella proposta Interlagos e con i rumours di un possibile ingresso dell’Arabia Saudita.