Sa tanto di una decisione ad personam l’autorizzazione concessa dalla FIA a Renault perché schieri Fernando Alonso, martedì, nei test pensati per far girare i giovani piloti e i debuttanti. Una decisione che Sebastian Vettel – come altri, Carlos Sainz in primis – contesta nella sua equità: “Non è una decisione che devo prendere io, però se permetti di girare a Fernando allora dovresti consentirlo a tutti.

Il governo della F1 dovrebbe prendere decisioni eque che, in questo caso, non penso abbia preso, altrimenti Carlos e altri piloti, io stesso, avremmo avuto l’opportunità di fare i test. Non ho controllato l’intera spiegazione ma è anche un po’ inutile perché non ci è permesso girare”.

Direzione Silverstone per scoprire Aston Martin

L’ambiente Racing Point dovrà iniziare a scoprirlo con le visite in fabbrica a Silverstone, prima di un minimo periodo di test invernali che lo porteranno verso Melbourne: “C’era una piccola finestra con i test ma sfortunatamente non è stato possibile esserci. A ogni modo… Ci saranno pochissimi test e sono certo sarò a Silverstone un po’ di volte per conoscere le persone, il modo in cui lavorano, perché è il fattore chiave.

Nel giovedì che precede il GP di Abu Dhabi, inevitabilmente tanto si è parlato dell’ultima gara con la Ferrari. Un epilogo sul quale Sebastian ha spesso manifestato il proprio pensiero, gli errori commessi, le divergenze di vedute, sempre puntualizzando un lato umano, di rapporti con alcuni che continueranno nonostante il cambio di box.

Addio Ferrari, senza odio

È un lasciarsi relativamente soft, non una burrascosa rottura: “Non è come avere una fidanzata o una moglie, non è come una vera rottura.

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Devi mantenere le relazioni con le persone, continui a parlare l’uno con l’altro, di quelli vicini a me ho il numero di telefono e probabilmente ci sentiremo molto più a lungo che non limitatamente al tempo in cui sarò in Formula 1.

Penso che sia questa la cosa positiva e il motivo per cui penso non sia un lasciarsi con modi bruschi. Non ci odiamo l’un l’altro, ovviamente ci sono state delle cose che si sono rivelate difficili e probabilmente, a tal proposito, è stata la scelta migliore da fare. Entrambi guardiamo avanti”.

Momenti difficili, tanti. Uno su tutti, diventato simbolico per lo spartiacque che ha rappresentato, Hockenheim 2018: “C’è pressione in Italia e dai tifosi, però la pressione maggiore è quella che ti metti addosso tu. Quando sono finito nella ghiaia a Hockenheim nel 2018 non ero contento io prima ancora dei tifosi”.