Sergio Perez è il più grosso punto di discontinuità della Red Bull rispetto al passato. Era dai tempi della creazione della squadra, avvenuta sulle ceneri della Jaguar Racing nel 2005, quando furono scelte le mani esperte di Coulthard per debuttare nella massima serie, e successivamente dall’arrivo in squadra di Webber nel 2009 al fianco del nuovo arrivato Vettel, che il team basato a Milton Keynes non prendeva la decisione di affidare una monoposto ad un pilota di lunga esperienza. Da quel momento, Horner e Marko avevano sempre portato nel line-up della prima squadra piloti del vivaio, preferibilmente dopo un’esperienza alla Toro Rosso. Con l’arrivo del trentunenne di Guadalajara la Red Bull volta pagina perché, a costo di sacrificare la sua filosofia, sceglie semplicemente il miglior pilota disponibile sul mercato, seguendo la medesima strategia compiuta dalla Scuderia Ferrari quando ha ingaggiato Sainz.

Come i top team

Verstappen ora non basta più, serve un uomo forte al suo fianco, che porti punti alla classifica costruttori e prenda sulle spalle il team alla pari del suo team mate. Horner e Marko hanno fatto una scelta da top-team, quella che sulla carta garantisce i risultati migliori nell’immediato. E non sono in pochi a pensare che la Red Bull disponga del miglior line-up nel mondiale che scatterà a fine marzo.  Perez è entrato nella nuova realtà Red Bull in punta di piedi, cercando di ritagliarsi il suo ruolo senza rubare la scena a Verstappen. Memore dell’esperienza del 2013 in McLaren, e di quello che gli costato, Perez sta adottando un profilo basso. Checo ha esaltato la squadra, il metodo di lavoro, si è dichiarato ripetutamente onorato e grato per l’occasione che Marko e Horner gli hanno dato. Si è messo a disposizione del team, ma, attenzione, non di Verstappen. Sa che l’olandese è un indiscusso numero uno, un pilota di primissimo livello, e non vuole mettersi in competizione in questo momento con lui perché non ha mai avuto l’occasione di sfidarsi con l’olandese ad armi pari. L’esperienza dice a Perez di evitare, all’inizio, questo rischio. Ma non vive in subordine al figlio d’arte olandese. Sarebbe un grave errore pensare che Perez arrivi in Red Bull per fare da gregario al pilota di Hasselt. Potrà accadere che vengano presi ordini dal muretto box se Max prenderà nettamente il sopravvento in classifica, ma Perez è tutto al di fuori di una seconda guida. Soprattutto nella sua testa, è un concetto che il messicano non accetterà mai. Ora è nel suo interesse inserirsi nei meccanismi della squadra e dare il suo massimo contributo, ma c’è da scommettere sul fatto che, nel momento giusto, non si tirerà indietro.

L'intervista completa la leggete sul prossimo numero di Autosprint