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Max Verstappen

Il bacio con Kelly, l'intervista con Coulthard, l'imbarazzo di avere accanto Serena Williams, la favolosa tennistica notoriamente amica di Lewis Hamilton, l'abbraccio con la squadra ed il brindisi con Adrian Newey sul podio. Il post gara di Max Verstappen, nella convulsa successione di volti incrociati, aveva la costante dello sguardo fiero, soddisfatto e pieno di orgoglio da parte del nuovo leader della classifica iridata. Uno che dagli occhi capisci subito cosa gli passa per la testa, al di là delle parole di rito. L'olandese era visibilmente contento, molto più di quanto le dichiarazioni facessero supporre. Mercoledì, in conferenza stampa, pensava solo a vincere, indipendentemente dalla corsa che stava per affrontare: “A Monaco ci sono 25 punti in palio come in tutte le altre gare”, aveva detto quasi screditando un appuntamento che come gli altri non è, punteggio a parte. Ed infatti ha ritrattato nelle interviste a GP terminato, con un “vincere qui è speciale”, a metà tra il pentito e la faccia di bronzo. Contava vincere davvero, indipendentemente dalla corsa del luogo, e contava vincere soprattutto con una Mercedes ed un Lewis Hamilton non in grado di impensierirlo. Il ko precoce di Leclerc gli ha spianato la strada, lui ha fatto il resto chiudendo subito la traiettoria al via su Bottas per mettersi davanti ed imporre il ritmo. Poi è stata soprattutto gestione con un'attenzione particolare alle fasi di doppiaggio. Mai in vita sua Verstappen aveva vinto a Montecarlo, dove non era mai neanche salito sul podio, e mai si era ritrovato in testa alla classifica Piloti: è il 61° driver della storia a riuscirci. Pura statistica, perché il numero che conta di più è un altro: essere il 34° campione del mondo della Formula 1. Sarà lunga, contro una Mercedes che non vuole mollare e non mollerà, pur sapendo di avere di fronte il miglior Max Verstappen che il Circus abbia fino ad adesso incontrato.

Mercedes: la ruota di Bottas verrà smontata solo in fabbrica!

Carlos Sainz

La rabbia del sabato pomeriggio, i pugni sul volante dopo aver visto esporre da parte dei commissari la bandiera rossa. Un momento che ha cambiato, forse, il fine settimana di Carlos Sainz. Lanciatissimo ad attaccare il tempo della pole position del compagno di squadra (erano in quattro a giocarsela: i ferraristi, Verstappen e Bottas), lo stop alle qualifiche lo ha relegato in quarta posizione, di certo non la migliore per provare il colpaccio. Di errori non ne ha compiuti, e questo è bastato per regalargli il primo podio da ferrarista, il terzo della carriera: Leclerc non è nemmeno partito, Bottas si è dovuto togliere di mezzo a causa di un problema al pit-stop, e lui è diventato a quel punto il primo antagonista di Max Verstappen. Ha provato pure a mettersi a caccia, Carlitos, prima di capire che non ce n'era: non appena è sceso sotto i 3” di distacco, Max ha accelerato di nuovo e quello è stato il segnale che era il momento di accontentarsi, di evitare errori inutili. Mattia Binotto non perde mai occasione di sottolineare la bontà della sua scelta e fin qui lo spagnolo gli sta dando ragione, risultando il pilota che, tra quelli che hanno cambiato team, si sta adattando meglio e più in fretta rispetto agli altri. Rotto il ghiaccio con il Cavallino, ora può lasciarsi cullare dai sogni di vittoria.

Sainz: "La Ferrari deve essere fiera"

Lando Norris

Con Carlos Sainz c'è un'amicizia sincera e deve avergli fatto piacere condividere il podio insieme per la prima volta. Nel modo in cui Lando ha scherzato a fine gara c'è tutta la serenità che lo sta accompagnando in questo avvio di mondiale: va forte, ottiene risultati e soprattutto sta bastonando uno scomodissimo compagno di squadra come Daniel Ricciardo, ieri sportivamente umiliato con il doppiaggio. Un altro pugno in pieno volto per l'australiano, che al sabato era rimasto escluso dal Q3 beccandosi oltre mezzo secondo di distacco a parità di macchina. Il doppiaggio è stato uno smacco ulteriore, con Norris che ha fatto un gesto al compagno con la mano sinistra mentre lo sfilava nell'allungo tra Santa Devota e Massenet, più o meno all'altezza di Beau Rivage: una sorta di “scusa” oppure un saluto beffardo? In contrapposizione alla sua leggerezza fuori dall'abitacolo, in macchina Norris sa essere letale: non ha commesso il minimo errore con Perez alle spalle, e da solo ha salvato il bilancio McLaren nel Principato; è vero che il team di Woking ha perso 3 punti rispetto alla Ferrari, ma è anche vero che viste le premesse del sabato probabilmente la squadra inglese avrebbe firmato per subire un parziale tutto sommato molto contenuto. Tutto merito di Lando Norris.

Norris: "Speciale essere sul podio qui, non pensavo sarebbe accaduto"

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