GP Bahrain: i top e flop

Una Ferrari a pieni voti si prende la scena a Sakhir insieme ad un Hamilton fortunato e tenace e ad una Haas sorprendente, mentre la Red Bull affonda

21.03.2022 14:55

Flop

Red Bull

Alla fine Max Verstappen ha poco da rimproverarsi. Perché non è lui, quello che deve farsi delle domande. Lui ha combattuto come suo solito: è stato l'unico a fronteggiare le Ferrari in qualifica, è stato lui a provare più volte un sorpasso andato a buon fine solo per pochi istanti. Ha lottato come fa sempre con il coltello tra i denti, difendendosi egregiamente nel finale prima di alzare bandiera bianca. Incredibile quanto si è visto, impensabile per il box Red Bull veder sparire 40 punti nello spazio di pochi chilometri. Sono tornate alle mente alcune analogie con il 2010, e non solo per la doppietta Ferrari in una gara inaugurale: anche allora c'era stata una sola Red Bull, quella di Sebastian Vettel, contro due Rosse, ed anche allora il pilota di Milton Keynes dovette alzare bandiera bianca perdendo il podio, e pure allora a cogliere un 3° posto insperato fu proprio Lewis Hamilton. Le analogie poi finiscono qui: perché Seb quella corsa la concluse al 4° posto, Max invece l'ha terminata in corsia box. Peggio ancora per Perez, in testacoda per un blackout della RB18.

Già, la RB18: ma che macchina è? Per spiegarlo bisogna spulciare un po' la carriera di quel geniaccio di Adrian Newey, che tra capolavori e progetti cannati in toto ha un'esperienza notevole. Uno dei credo di Adrian è sempre stato quello di cercare in primis la prestazione assoluta, anche a discapito dell'affidabilità: e questo comporta dei rischi, come si è visto. Infatti, nei test la Red Bull non è quasi mai stata la vettura che ha girato di più in questi anni e nemmeno in quelli in cui vinceva titoli a ripetizione. Il modo di lavorare è diverso, perché a Milton Keynes, proprio su suggerimento di Newey, l'opinione che va per la maggiore è che sia più facile rendere affidabile una vettura già veloce piuttosto che rendere veloce una vettura che come pregio ha solo l'affidabilità. Lo svantaggio, a volte, è quello di restare fregati: e stavolta è andata così.

Pure nel 2010, giusto per tornare all'esempio di prima, la strepitosa RB6 partì a rilento: era la più veloce, ma da due potenziali vittorie Vettel ne uscì con un 4° posto ed un ritiro nelle prime due gare. Newey ha sempre lavorato così, non cambierà di certo adesso dopo una sfilza lunghissima di titoli. Anche l'anno dopo, la RB7 cominciò con ripetuti guasti al Kers, ma era talmente forte che nessuno se ne accorgeva. Questo per dire che al di là dei grossi problemi d'affidabilità, la Red Bull c'è eccome: è stata sul filo con la Ferrari, evidenziando già dei pregi notevoli: ha potuto permettersi di correre scarica di ali grazie ad un corpo vettura che genera tanto carico, e questa è una qualità che potrà fare maggiormente la differenza su piste diverse. Newey li conosce, i rischi del mestiere: attenzione a darli già per battuti, quelli di Milton Keynes.

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Aston Martin

Probabilmente non è un caso che i motorizzati Ferrari siano risorti tutti insieme, così come probabilmente non è un caso che dei clienti Mercedes, nel post del GP del Bahrain, si parli soprattutto in negativo. Come comune denominatore, forse, una superiorità della Pu Mercedes non certa o addirittura perduta, in attesa di appelli definitivi. Colpa anche delle macchine, certo: ed in casa Aston Martin ci sarà parecchio da analizzare. Capire innanzitutto cosa manchi ad una AMR22 che si era presentata bene, ma che in pista ha dimostrato parecchi limiti dal punto di viste cronometrico: sia Hulkenberg che Stroll in qualifica sono rimasti fuori in Q1, ed in gara la situazione è migliorata fino ad un certo punto, con Lance un po' più competitivo di Hulk (era prevedibile dato che Nico non aveva mai provato un long run) ma mai veramente in lizza per dei punti. Il 12° posto finale è pure migliore del previsto, aiutato dal doppio ritiro Red Bull e dalla safety car chiamata in causa per Gasly: fanno tre posizioni guadagnate, altrimenti il bilancio sarebbe stato anche peggiore.

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McLaren

Scomparsa. Nella maniera peggiore possibile, ovvero quella in cui sei relegato in fondo perché, semplicemente, sei troppo lento. Dalla Spagna al Bahrain, pare cambiato il mondo per una McLaren che nello spazio di poche settimane è passata dal sognare al ritrovarsi incapace di avvicinare la zona punti. Inchiodati a lungo nelle retrovie, Ricciardo e Norris non hanno mai avuto la velocità per ambire a qualcosa di dignitoso, considerando le speranze che avevano a Woking in vista di questo cambio regolamentare. Mentre a Barcellona tutto era andato bene, sin dalla seconda sessione di test in Bahrain sono usciti difetti, forse congeniti, di questa MCL36: i ripetuti guai ai freni hanno rallentato il lavoro in pista e questo ha impedito il raggiungimento di un chilometraggio sufficiente a scoprire altre aree della vettura. Girare meno fornisce meno indicazioni sulla monoposto, e magari doversi concentrare su un determinato tipo di problema toglie l'opportunità di avere una visione d'insieme completa su altri aspetti della macchina che probabilmente avrebbero meritato più attenzione. Senza dimenticare che meno chilometri significano meno dati e dunque minor materiale a disposizione per intraprendere lo sviluppo della vettura. Insomma, a Woking è già allarme.

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