Bentornata Australia: a Melbourne la chiusura di un cerchio

Bentornata Australia: a Melbourne la chiusura di un cerchio© LAPRESSE

Dove eravamo rimasti? Nel 2019 vinceva Bottas nella domenica in cui Leclerc debuttava in rosso e Binotto al Muretto Ferrari, mentre l'anno dopo Melbourne fu l'emblema della pandemia

Nostalgia? La sveglia all'alba insieme all'odore del caffè, quando ancora notte e giorno si mescolano in colori indistinti, a fare da contraltare ad una Melbourne già abbondantemente soleggiata, eccezion fatta per le occasioni di un Albert Park uggioso. Tre anni sono passati dall'ultima volta.

Bentornata, Melbourne. Può piacere o non piacere, ma il GP d'Australia ha sempre portato con sé un suo fascino, un suo perché. Con quell'atmosfera da primo giorno di scuola, con le tante attese della vigilia ad unirsi alle domande senza risposta dei test, alla curiosità di vedere per la prima volta in gara le macchine nuove. Non sempre è stato così, perché già in altre occasioni l'Australia non è stata la tappa inaugurale del Mondiale: eppure l'attrattiva della gara all'alba, per quanto maledetta dopo i sabato sera passati a far le ore piccole, non è mai svanita, insieme ad un popolo che la F1 se l'è sempre tenuta stretta, riempendo quelle stradine normalmente dedicate alla circolazione urbana che una volta l'anno sanno diventare asfalto rovente per raccogliere le sgommate della Formula 1.

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La chiusura di un cerchio

ll ritorno di Melbourne è un ritorno sentito perché è come se fosse la chiusura di un cerchio. Era partito tutto da qua, da Melbourne 2020. Quando un Circus fin troppo ottimista aveva deciso inizialmente di voltarsi dall'altra parte e volare comunque verso l'Oceania nonostante ormai l'attenzione del mondo fosse tutta completamente rivolta ad un nuovo, pericoloso e sconosciuto nemico. Quel Covid-19 che adesso fa meno paura, domato parzialmente da scienza e sanità, ma non ancora del tutto sconfitto. Quello che già dilagava quel giorno in cui in conferenza stampa i piloti mettevano insieme le parole guardando il vuoto, quasi a disagio nel dover parlare di una gara in un momento così preoccupante. Per via del fuso orario, in Europa era stato un susseguirsi di notizie rincorse, alcune errate ed altre giuste, nell'attesa di scoprire se si sarebbe corso o no. I cancelli aprirono, a poche ore dalle prime prove libere del venerdì, ed il personale entrò nel paddock: ma non ci sarebbe stata nessuna gara. Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen erano già in volo una volta avuto il via libera dai loro team, che non se l'erano sentita di imporre niente ai piloti; Lewis Hamilton seguì la squadra a fu felice di non correre, e via via se ne andarono tutti gli altri, in volo verso quelle case nelle quali sarebbero stati rinchiusi per settimane. Proprio come noi.

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Da Melbourne 2019 a Melbourne 2022

E così l'ultima volta all'Albert Park era rimasta Melbourne 2019. Non esattamente down under, il mondo sottosopra, ma comunque con parecchie differenze rispetto ad oggi. Riflettendoci, addirittura più di quante ricordiamo: c'era un giovanissimo Charles Leclerc che si apprestava a vivere la sua prima in rosso, con quella Ferrari che a poco a poco sarebbe diventata sempre più sua e meno di Sebastian Vettel, all'inizio della stagione che lo avrebbe portato lontano da Maranello; in casa Williams si assisteva ad un graditissimo ritorno, quello di Robert Kubica, ed al debutto di un ragazzo che oggi guida una Mercedes, George Russell; debutto anche per Lando Norris nella McLaren che decideva di ricostruirsi nella prima gara senza Alonso, sostituito da Carlos Sainz; tra i tori, tutti motorizzati Honda per la prima volta, Gasly saliva sulla tanto agognata Red Bull mentre a Faenza accoglievano di nuovo Daniil Kvyat e davano il benvenuto ad Alexander Albon; il beniamino del pubblico, Daniel Ricciardo, salutava tutti per la prima volta con indosso il giallo della Renault. C'erano Kimi e Giovi in Alfa Romeo, entrambi al debutto con la nuova squadra. Per la cronaca, vinse Valtteri Bottas con la Mercedes un GP in cui per la prima volta, al muretto Ferrari, c'era Mattia Binotto in qualità di team principal.

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Niente è scontato

Non una vita fa, come si è visto, eppure tanti cambiamenti sono avvenuti da allora. Perché la F1 è un vortice che va veloce, che non si ferma e non aspetta, ma che soprattutto non dimentica. Vale anche per quell'Australia che tre anni fa pareva aver assistito alla prima stagionale come ad un'edizione come tante, ma che dodici mesi dopo fu lo spettro della paura, il weekend in cui per la prima volta dopo una vita il mondo riuscì a bucare quella bolla dorata nella quale la F1 ha sempre pensato di vivere. Ma non fu così, non poteva essere così. Tornare a mettere la sveglia per l'Australia, forse, è veramente un ritorno alla normalità. Godiamocelo, il caffè della domenica mattina. Pazienza se sarà all'alba. Poteva andarci peggio.

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