Avanti con la nuova generazione di motori, elettrificati, avanti con le nuove monoposto. Il futuro Indycar 2022 passa da un punto fermo, la conferma della presenza Dallara, oggi con 23 anni di fornitura dei propri telai alla categoria.

“Andremo certamente oltre”, conferma Gian Paolo Dallara. “I rapporti non potrebbero essere migliori. Non abbiamo preoccupazioni riguardo al 'se' faremo il nostro lavoro per la Indycar, l’unica cosa a cui dobbiamo pensare è semmai come faro”.

L'editoriale del direttore: Countdown F1 partito e l'Italia c'è

Nell’intervista a La Gazzetta dello Sport, inevitabilmente si parla di due scenari, due progetti caldi attivati dalla revisione del tetto di spesa introdotto in Formula 1: l’impegno Ferrari, possibile, nella Indycar o nel “nuovo” WEC. Territori ben conosciuti da Dallara.

E su un esordio del Cavallino rampante a Indianapolis, l’ingegnere commenta: “Spero sia vero. Me lo auguro, perché la Ferrari darebbe impulso alla categoria, aumenterebbe l’interesse dia dal punto di vista sportivo che tecnico. E anche perché è l’unica competizione che la Ferrari non ha mai vinto. Sarebbe un orgoglio averla nel campionato”.

Più sicurezza e coinvolgimento del pubblico

I progetti che coinvolgono l’azienda parmense sono molteplici e, in chiave gare di durata, sarà tra i quattro telaisti individuati per la progettazione della futura generazione di LMP2, di conseguenza base per lo sviluppo della Classe LMDh, prevista al debutto nel 2022 o 2023. Formula attenta al contenimento dei costi, che ha risvegliato l’interesse di molte case per un impegno sportivo in due campionati, WEC e IMSA, a budget altamente competitivi.

Sterzi a parte: Toto Wolff ha vinto il mondiale della serietà 

“C’è molto interesse per le gare dell’endurance da parte di tanti costruttori. Un settore in cui ci sarà parecchia evoluzione. In generale, in quello e in tutti i campi, dovremo pensare a fornire sempre maggiore sicurezza, a garantire più spettacolo e a generare più coinvolgimento del pubblico. E su quest’ultimo aspetto credo ci siano molti margini”, analizza Dallara.

La via? Andare oltre la classica diffusione delle corse, approfondire l’integrazione tra dati – nella miriade di informazioni disponibili dalle telemetrie – e immagini televisive: “Credo sia tempo che cambi il modo di comunicare le gare anche in base alle conoscenze che ci danno i simulatori.

Oggi siamo in grado di capire perché il tal pilota è più bravo del tal altro da un punto di vista prettamente pratico. Attraverso i dati. Che dobbiamo rendere disponibili per gli spettatori”.

Mercedes, stagione compressa una sfida anche di ricambi