Loeb, quando l'età non conta: l'ennesima impresa del Vaillant in carne ed ossa

Loeb, quando l'età non conta: l'ennesima impresa del Vaillant in carne ed ossa© Getty Images

L'eclettismo di Sèbastien Loeb, che a Montecarlo è diventato il vincitore più anziano in una tappa del mondiale rally, ricorda quello del celebre personaggio dei fumetti Michel Vaillant, con l'alsaziano che a quasi 48 anni pare non aver intenzione di appendere il casco al chiodo

Matteo Novembrini

24 gennaio

Lo vedi al volante, lo vedi fuori dall'abitacolo, e ti chiedi se a 48 anni sia più difficile guidare in quel modo oppure fare una capriola all'indietro, da fermo, con un'agilità che farebbe invidia ad un ragazzino. Sébastien Loeb, di nuovo re a Montecarlo. Di nuovo con quel bellissimo vizio di riscrivere il libro dei record.

Seb marchia la nuova era del WRC

Dargli 48 anni tuttavia significa fargli un torto, significa invecchiarlo di un mese abbondante. Del resto, su questa materia bisogna essere precisi, soprattutto se gli statistici pesano ogni giorno che passa: e così l'anagrafe dice che al momento di far suo l'80° rally della carriera Sébastien Loeb aveva 47 anni, 10 mesi e 28 giorni. Nessuno alla sua età aveva mai vinto un rally, ed erano oltre 30 anni che il primato di Bjorn Waldegaard attendeva di essere battuto. Montecarlo 2022 è comunque solo l'ultimo, straordinario capitolo di una storia che si rinnova e che ancora non si chiude, perché Seb ha ancora una voglia matta di misurarsi con l'età, con gli avversari, con le nuove sfide. Ostacoli nuovi, come quello della nuova era del WRC: era il debutto dell'ibrido nel mondiale Rally, il che significava una serie di incognite per tutti. Ed aver marchiato a fuoco anche questo nuovo inizio, questa nuova era, è un qualcosa che arricchisce i meriti non solo di uno dei più grandi dell'automobilismo, ma anche uno dei più grandi dello sport mondiale. Questa Ford Puma, che come tutte le colleghe ha ancora bisogno di essere svezzata, sembrava già sua nei tornanti del Principato, con una confidenza difficile da ritrovare su una vettura con la quale Seb aveva disputato appena un test. Eppure, per uno della sua esperienza, è bastato lo shakedown del giovedì per capire che ci sarebbe stato margine per divertirsi.

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Tra le incognite spicca Loeb

C'era tutto per non farcela. Una Dakar conclusa meno di una settimana prima, una macchina ed un motore tutti da scoprire, l'inevitabile mancanza di esperienza con Isabelle Galmiche nel ruolo di navigatrice: lei Loeb la conosce da tempo, ma un conto è lavorarci in gruppo, un conto averla di fianco in uno dei rally sulla carta più complicati della carriera. Basti pensare che questo è il primo successo dell'alsaziano senza il fido Daniel Elena, lo storico navigatore di innumerevoli avventure. C'era anche questa nella lista delle incognite, ma in realtà è sembrato che non fosse cambiato nulla: altro merito di un fenomeno come Sébastien Loeb. Il quale ha avuto modo di fare un tuffo nei ricordi, con una battaglia colpo su colpo contro l'altro Sébastien, ovvero Ogier, il vecchio compagno di squadra e vecchio rivale; una specie di Prost contro Senna ma in salsa rallistica, tutta di traverso. Ogier ha prima pagato la una foratura (semplice sfortuna o eccesso di confidenza nel passaggio a La Penne?), poi ha sbagliato all'inizio della power stage; Loeb no. I nervi più che freddi sono rimasti gelidi, anche se un po' di emozione, a quasi quattro anni dall'ultimo successo, deve averla provata. Perché è bello continuare ad emozionarsi, anche in prossimità dei 48 anni, anche dopo una carriera ricca di successi e, c'è da scommetterci, irripetibile.

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Un Vaillant in carne ed ossa

Chiamatelo l'Extraterrestre, chiamatelo il Cannibale, chiamatelo semplicemente Sébastien Loeb. Un Michel Vaillant che del fumetto mantiene la versatilità delle sfide, e spesso i risultati: WRC, Dakar, WTCC, Pikes Peak, Le Mans e pure un test con la Red Bull di Formula 1 con tempi eccezionali, giusto per non farsi mancare niente. In ogni categoria, Loeb ha lasciato il segno, in un modo o nell'altro: titoli ne ha vinti solo nel rally, il suo habitat naturale, ma in pochi, o forse nessuno, avrebbero trovato le prestazioni che ha trovato lui in categorie così tanto diverse. E per fortuna, lui non è un fumetto, ma un fenomeno del volante in carne ed ossa: e già questo basta per darci la consapevolezza di aver vissuto, al Montecarlo 2022, a spasso nella storia.

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