Fateci la bocca fin da adesso, la stagione 2021 - sempre toccando tonnellate di ferro per la pandemia -, parte con una sola, sicura e arrapante novità regolamentare: la reintroduzione di Fernando Alonso, manco fosse una soluzione tecnica alla pari di Kers e del Drs messi insieme. Perché gira, gira, ti può stare simpatico o antipatico, puoi amarlo o non sopportarlo neanche, eppure l’asturiano è l’unico spariglia carte dialettico e politico all’interno di un Circus iridato altrimenti improntato al politically correct e alle frasine puntualmente felpate nonché paracule. Lui no, non proprio. In fondo a forza di parlare chiaro e diretto - non per questo avendo il dogma dell’infallibilità, anzi -, lo spagnolo tra i grandi campioni alla fin fine è quello che ha vinto di meno, con due soli titoli mondiali.

Test Abu Dhabi: Alonso, un podio nei sogni 2021. A Yas inizia il lavoro

Però a conti fatti vanta anche una caratteristica niente male: viene ancora considerato un top driver a tre lustri dall’ultimo mondiale vinto. Caratteristica, questa, più ideale che reale, ovviamente tendenzialmente virtuale e poco concreta ma in ogni caso sensibilmente affascinante, visto che non era mai toccata prima proprio a nessuno, in settant’anni di F.1, e questo vuol dire qualcosa. La verità è che Nando è motivatissimo, fisicamente bello lucido e incazzato nero per le due annate passate fuori dal suo orticello amato dei Gp, impegnatissimo a vincere due edizione della 24 Ore di Le Mans, un mondiale Endurance Piloti, a debuttare alla Dakar e a uscire mica tanto contento dalla Indy 500. E adesso che la Triple Crown pare mica tanto facile, tanto vale riprendere l’ultimo treno direzione Circus, firmando un contratto con la Alpine che è già prodromo nel team per un clima praticamente nucleare. Anche perché, all’interno di una squadra in ascesa e in ripresa, la convivenza col giovane e forte Esteban Ocon non potrà che avere risvolti spietati e privi di remissione.

Parliamoci chiaro, stavolta uno dei due ne uscirà con le ossa rotte e il naso ammaccato per sempre, anche se la metafora ortopedica va intesa semplicemente dall’ottica della consistenzae del prestigio agonistico di entrambi. In altre e più sentite parole, se Fernando Alonso fosse messo nei guai sul giro secco da Ocon, i suoi giorni nel mondiale potrebbero essere contati e la sua carriera già a un ennesimo bivio molto, molto rischioso. Stesso discorso, anzi, peggio ancora, in gara. Fernando non si può per niente permettere il lusso di avere problemi di confronto prestazionale col suo fresco team mate, altrimenti zaini a terra.

GP Abu Dhabi: Alonso in pista con la Renault V10, poi test con la RS20

Quanto allo stesso Ocon, per tigna, capacità di tenere giù il piede ed’essere tosto, tostissimo al confronto diretto, non pare secondo a nessuno. È per questo che il box Alpine fin dai prossimi appuntamenti rischia di diventare una vera e propria santabarbara pronta a saltare peraria al minimo nonnulla. Anche il pilota francese non può per niente dormire sonni tranquilli.

In casa Renault, la scorsa stagione, il confronto diretto con Daniel Ricciardo lo ha un po’ ridimensionato, perché a parità di macchina l’australiano resta un vero martello, e adesso Esteban non può certo permettersi il lusso, da 24enne d’assalto, di finire preoccupato per colpa di un pilota notissimo, amato e prestigioso, ma che il 29 luglio 2021 compirà quaranta anni tondi tondi.

La stessa Renault/Alpine spera di trarre vantaggio dalla concorrenza interna e magari ne avrà ben donde. Certo è che per tenere a bada due così ci vorrà lo sgabello, la frusta e il completo di cuoio da domatore tipico di ben altro Nando, il compianto Nando Orfei. Quanto avanti la Alpine possa arrivare rispetto ai top team, in questo momento Mercedes e Red Bull, difficile dire. Ma qui si innesta l’altroaspetto fondante della ripresenza di Alonso in F.1, ovvero la boccalarga. Perché in qualsiasi momento e in ogni attimo Fernando è e sarà pronto a dirne una senza troppo preoccuparsi delle conseguenze politiche della sua salva dialettica. È il suo marchio di fabbrica, in fondo, la personale griffe argomentativa che negli anni, anzi, ormai, in due decenni, gli ha fatto perdere posti e opportunità un po’ ovunque, rompendosi ponti in ogni dove e segandosi possibilità a iosa.

In questo, su, diciamolo, Alonso - ripeto, per amato o odiato che sia - è una bestia umanamente rara e preziosissima in questa F.1 in cui tutti dicono cosine col bilancino, a labbra strette a culo di gallina perché hanno paura di farsi la bua a flautare la mezza frasina in più. Lui no. Spara sempre a palle incatenate e pianta casini senza soluzione di continuità - chiedere in McLaren, Honda e Ferrari, please -, però resta di bello e affascinante che ha una caratteristica assolutamente strepitosa: puntualmente dice quel che pensa e un attimo prima pensa a quel che dice, non risultando mai banale, falso o sciatto.

Se si speriglia su qualche argomento o su un pronostico, stai pur certo che lo fa a ragion veduta. E poi c’è un altro aspetto: è uno preferibilmente polemico, istintivamente argomentativo, dialetticamente improntato all’agonismo degli argomenti e armatissimo nelle battaglie dei discorsi, ma non è un bastardo, una carogna, uno che ha cadaveri negliarmadi. No. Non odia. Semplicemente, di volta in volta s’incazza per questo o quel motivo, ma poi si scazza anche. Fa due fatiche, come si dice in provincia .Invece, in una Formula Uno come questa, un pochino a serpaio, a legarsela al dito con lui sono stati molti e non certo a caso. Va be’, pazienza. Intanto nel Circus Fernando si è ripresentato indossando una meravigliosa mascherina con un beffardo sorriso stampato, che è già tutto un programm adi futura vivacità .E, già che c’era, oltre a riprendere confidenza con le Renault del passato e del presente, s’è subito (s)perigliato di dire che secondo lui il mondiale 2021 è già assegnato a Lewis Hamilton e alla Mercedes, tanto che non ci sarebbe neanche bisogno di correre, se il dubbio fosse solo quello.

Dai, uno così bisogna solo ringraziare il cielo d’averlo di nuovo e c’è solo da sperare che duri ancora, sia come classe in pista che come verve al paddock, non uno o due anni soli, ma minimo tre o quattro, magari anche tornando a vincere una garetta o due. Sarebbe bello per lui e stupendo per la Formula Uno tutta, che non ha per niente bisogno di strisce vincenti infinite o di tecnologie stellari, ma, più semplicemente, di un basico ritorno ai valori più istintuali, veraci, caustici e diretti, di cui Fernando resta il meraviglioso e controcorrente portatore sano. Viva quelli che cantano a modo loro, a costo di prendere la stecca. Beati quelli che non cantano sottovoce e solo in coro. Siano lodati coloro che non hanno paura di farsi nemici, anzi, magari nell’antagonismo ci sguazzano, tanto da rischiare di venirne seppelliti.

Comunque vada, forza, Fernando Alonso, non è fondamentale che tu faccia sfracelli, già sarebbe meraviglioso che allungassi la tua carriera, continuando a restare ciò che sei. Perché di gente come te il Circus ha vitale bisogno, ammorbato com’è dai sissignore, dai furbini, dai lecchinie dai tengo famiglia. Viva Alonso, dunque, perché non sempre ha ragione ma, se non sta dalla parte giusta, magari ha un sacco di buone ragioni per aver torto. Forza Fernando, in un Circus così bonificato la tua reintroduzione è la miglior novità regolamentare - oltre che l’unica - in chiave 2021.