Il quadro non è ancora completo, il capolavoro al quale è impegnato richiede altri passaggi, altri titoli, altre vittorie e pole position. Lewis Hamilton ha più che mai fame di perfezionismo, concetti che esprime nel dopogara di Austin. Esce il lato più filosofico di Lewis, non quello delle grandi tematiche ambientaliste, di stile di vita, piuttosto, l’analisi esatta della prestazione sportiva.

Un Lewis che, se fosse un pittore, potrebbe finire nella categoria dei puntinisti. Altissima precisione e un quadro che si compone nella visione d’insieme. Di risultati che, in qualifica, ammette sono stati meno esaltanti di un anno fa.

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Ha trovato un Valtteri Bottas nella migliore stagione in Mercedes, una Ferrari tornata a dettare legge sul giro secco, così, le 11 pole position di un anno fa restano un miraggio. “Solo” 4 pole, però 8 secondi posti e 4 terzi, il quinto posto al sabato di Austin è il peggiore risultato stagionale, osservando esclusivamente il dato cronometrico, peggio anche dei due quarti rimediati in Austria e Giappone.

PIÙ REGOLARITÀ MENO SPETTACOLO AL SABATO

“Penso che l’anno scorso sia stato una crescita continua, anche quest’anno lo è stato ma ho provato a far sì che iniziassi la stagione come avevo finito la precedente.

Se osservate, sono stato molto regolare in qualifica, non ho fatto pole position particolarmente spettacolari, come forse è accaduto l’anno scorso, ma ho praticamente fatto per la maggior parte prima e seconda fila, eccezion fatta per questo week end. E Hockenheim a parte, per la quale mi do un lasciapassare, non essendo al 100% in quel fine settimana”, analizza Lewis.

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In termini strettamente numerici, la proiezione lo dà su risultati superiori al 2018, oggi con 381 punti e ancora 50 in palio, quando nel 2018 si laureò campione con 408 punti e 11 vittorie, 3 secondi posti e 3 terzi. Con ancora due GP da disputare, Lewis ha 10 vittorie, 4 secondi e 2 terzi. Numeri che certificano un’efficacia superiore, sebbene possa apparire il ripetitivo il suo concetto di “miglioramento continuo”. Nei fatti, ha ragione Lewis.

CAPOLAVORO IN CORSO

“E’ stato il mio anno con le migliori performance, penso che sto davvero provando, sto lavorando a un capolavoro e non ho ancora finito, perciò sto provando a capire, serve molto tempo per padroneggiare un’arte e, sebbene senta come se ci stessi riuscendo, resta ancora molto da padroneggiare. C’è ancora tanto da aggiungere, altri pezzi da incastrare nel puzzle. Ci saranno più alti e bassi lungo la via ma sento di avere adesso gli strumenti migliori per affrontarli”, commenta.

ANCORA IN POLE PRIMA DI CHIUDERE 

Restano due gare ancora per tornare a firmare la qualifica, una pole position che manca addirittura dal GP di Germania, una vita fa. “Solitamente le riflessioni arrivano a fine anno, quando finisci il lavoro e puoi scaricare, sederti e farti una birra. Sarò con i miei cani, i piedi distesi e solo allora puoi prenderti un momento per comprendere quanto sia stato grandioso l’anno.

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Nella mia testa, sono troppo competitivo, sto pensando alle prossime due gare, a come fare un lavoro migliore e come posso migliorare in qualifica. Restano ancora due qualifiche per provare a fare la pole, come riuscire a mettere insieme un giro come quello di Singapore dello scorso anno.

Guardo sempre e solo al miglioramento e amo questo sport, al quale sono grato per avermi dato una vita e un obiettivo di vita”.