Non tutte le vittorie sono uguali. Ce ne sono alcune che entrano di diritto nella storia, che diventano simboliche, che entrano subito nel cuore degli appassionati per non andarsene mai più. E' il caso del Gran Premio d'Italia 1988, una corsa inaspettatamente ed incredibilmente tintasi di rosso Ferrari.

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Il 1988, un anno particolare

Il 1988 per la Formula 1 è un anno particolare. E' ultimo anno per i motori turbo prima del ritorno degli aspirati nella stagione successiva, cosa che induce la Ferrari a schierare una monoposto, la F1-87/88C, che altro non è che una semplice e piccola evoluzione del modello precedente, per prendersi tutto il tempo necessario per il progetto del 1989. Buona scelta in vista di una riorganizzazione appena cominciata, ma che avrebbe necessariamente messo la Ferrari sulla difensiva per il 1988. Così è, ed infatti, in un campionato letteralmente dominato dalle due McLaren-Honda Mp4-4 di Senna e Prost, la Ferrari si accontenta di qualche comparsa sul podio. Una stagione senza pretese per Gerard Berger e Michele Alboreto, che pure ci mettono tanto cuore. Qualche podio arriva, ma manca l’acuto che possa dare un po’ di sollievo in una stagione altrimenti totalmente anonima.

La scomparsa del Drake

Come se non bastasse, il 14 agosto si spegne, all'età di 90 anni, Enzo Ferrari. E per la Ferrari è una situazione critica, viste le difficoltà in pista ma anche quelle fuori: con il fondatore sempre più defilato, negli ultimi mesi sono già scoppiate quelle lotte interne politiche e tecniche che rischiano di lacerare l’ambiente. John Barnard è appena approdato a Maranello ed ha ottenuto l’ “antenna tecnologica” in Inghilterra, come da lui richiesto, per far rinascere il Cavallino dopo due stagioni difficili, ma anche per il campionato 1988, come detto, c'è ben poco da fare.

Un indimenticabile Gran Premio d'Italia

Ma ecco che arriviamo ad un Gran Premio d'Italia che merita senza dubbio di finire nella raccolta dell' #orgoglioitaliano. Per chi crede nel misticismo, quella volta il Drake, un mese dopo la sua scomparsa, da lassù volle metterci del suo: sembra la solita cavalcata trionfale delle McLaren, ma prima Prost rompe il motore, e nelle battute finali Senna, già rallentato da problemi di consumo, sbatte contro il doppiato Schlesser ; è il 48° dei 51 giri previsti, le Ferrari passano indisturbate e si avviano verso una doppietta storica, strappalacrime, con Berger che trionfa davanti ad Alboreto. In un autodromo comunque stracolmo nonostante le difficoltà della Ferrari in quell'anno, una doppietta destinata ad essere consegnata alla leggenda.

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