La Fase 2 sarà del distanziamento sociale, delle mascherine, della cautela. Un pieno post-coronavirus, di "abitudinaria normalità” è difficile intravederlo al momento. La Formula 1 prova a orientarsi, una bussola che punta GP a porte chiuse per organizzare una ripresa. Monza, con il suo slot in calendario in settembre, a quale scenario va incontro?

E c’è da chiederselo tenendo ben in mente le valutazioni poste dal presidente della FIA nei giorni scorsi, in realtà nell’inconscio di tutti: cosa avrà cambiato – perlomeno nell’immediato – l’epidemia nei comportamenti individuali, nelle scelte e nella voglia di vivere la collettività dopo mesi di forzato isolamento? In altri termini, semplici: ci sarà e quanta sarà la voglia di tuffarsi in un grande evento pubblico a stretto contatto con decine di migliaia di persone?

Monza, grande incertezza

Sulla possibilità che Monza, il 6 settembre – o quando il calendario della Formula 1 definirà il posizionamento – possa registrare le porte aperte al pubblico, il presidente dell’Aci Sticchi Damiani, intervistato da La Gazzetta dello Sport, ha commentato: Speriamo che Sant’Ambrogio ci faccia la grazia. Stiamo vivendo una situazione di grande incertezza e in questo momento dobbiamo agire con prudenza e attenzione”.

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Squadre vogliono almeno 2 mesi di preavviso 

Gli errori da evitare sono nella lezione dell’Australia, per tutta la Formula 1. Non a caso, quando ripartenza del campionato ci sarà, dovrà essere con uno slancio sufficiente, non a singhiozzo. Luglio per ripartire? Basterebbe anche ottobre per disputare un campionato valido per il mondiale, non senza tutta una serie di considerazioni di tipo economico da effettuare e quanto potrà generare la F1 da questo 2020, questione cruciale per dare respiro alle squadre.

Di tempistiche, Sticchi Damiani ha parlato per indicare il preavviso desiderato dalle squadre in vista di un nuovo inizio: Hanno chiesto un preavviso di 90 giorni, se pensiamo di ripartire a luglio saremmo già in ritardo. Forse ci sarà un ripensamento e ne basteranno 60”. L’automobilismo italiano, governato dall’Aci, andrà incontro a mancati introiti quantificati dal presidente Damiani in 100 milioni di euro.

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Accordo diverso, ci sarà tempo

Se una Monza a porte chiuse dovesse essere l’unica strada fattibile per organizzare il Gran Premio, andrà rivisto l’accordo siglato con F1 Group. Sappiamo come i diritti di gare come Australia, Bahrain, siano stati pagati alla F1 in anticipo; sul punto delle trattative per un diverso accordo, Sticchi Damiani ha puntualizzato come: “Accadrà in un secondo momento.

La priorità è capire ciò che accade nei Paesi che devono ospitare i GP e in Italia e Gran Bretagna, da dove proviene la maggior parte della gente che affolla il paddock. Ciò che è chiaro è che non possiamo più permetterci di sbagliare come è accaduto in Australia. Lì si sono persi un sacco di soldi”.