Mentre si programma un inizio e non solo a porte chiuse, un’idea di Formula 1 europea che riesca a scendere in pista a partire da luglio e correre le gare nel Vecchio Continente senza tifosi sulle tribune, dall’Azerbaijan – dovesse il GP a Baku trovare una collocazione in questo 2020 – si immagina un’altra prospettiva.

Il direttore esecutivo del circuito azero indica i tempi, i limiti perché si possa pensare di correre in Azerbaijan, inizialmente gara in programma il 7 giugno e rinviata per l’epidemia di coronavirus. La natura di circuito cittadino somma difficoltà alle difficoltà per gli organizzatori, dettate dal dover “mettere in piedi” il tracciato e lavorare con mesi di anticipo per trasformare le strade altrimenti destinate alla normale circolazione.

“Nel nostro caso non è ancora certo se riusciremo o meno a ospitare l’evento. Ci servono almeno tra le 10 e 12 settimane di preavviso per poter prepararci alla gara prima che le condizioni meteo diventino brutte, a metà ottobre”, spiega a Forbes.

Decisioni certe

La posizione comune dei promoter è nella direzione di compiere passi che siano “certi” ed evitare quanto accaduto in Australia, come segnalato anche dal presidente dell’Aci in merito all’organizzazione del prossimo GP d’Italia. Rahimov aggiunge: “Abbiamo un accordo con la Formula 1, per cui confermeremo la data in calendario solo una volta che i rischi di un’altra cancellazione saranno superati”.

Visione alternativa

In attesa di scoprire quale sequenza potrà garantire la Formula 1, dopo un inizio a luglio da Zeltweg, Red Bull Ring, per proseguire poi a Silverstone con più Gran Premi, l’idea di correre a porte chiuse è superata da un diversa prospettiva a Baku, in quella che appare una ricostruzione assolutamente 'ideale': “Con queste condizioni soddisfatte (preavviso e certezza del posizionamento in calendario; ndr) credo riusciremo a ospitare un’altra grande gara senza sostanziali impatti negativi sulle vendite dei biglietti.

L’uscita dalla quarantena potrebbe, in realtà, portare un’improvvisa spinta complessiva nel settore dell’intrattenimento. Potete capire come ciò valga per tutte le persone che sono state chiuse a casa per mesi.

Ci saranno sicuramente meno gare nel calendario di Formula 1, questo farà sì che i tifosi vorranno viaggiare verso la gara più vicina nel caso in cui la loro dovesse essere cancellata”, commenta Rahimov, un punto di vista decisamente alternativo al pensiero di un “dopo”, una fase 2 e fase 3 del coronavirus con abitudini diverse e, forse, una “voglia” tiepida di partecipare a eventi dalle grandi masse di pubblico.