Un anno senza Niki Lauda. Era proprio il 20 maggio 2019, un lunedì, e la settimana che avrebbe portato al Gran Premio di Monaco era cominciata nel peggiore dei modi. Con la notizia temuta, ma fino all'ultimo scongiurata, della scomparsa di Niki Lauda. Tanti mesi di lotta dall'estate 2018 in poi prima che la natura l'avesse vinta, portandoci via uno dei piloti più forti di sempre.

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Uomo Ferrari e uomo Mercedes

Manca Niki, manca un po' a tutti quelli che lo hanno conosciuto. Era uno che di questi tempi, senza corse, qualche titolo lo avrebbe sicuramente regalato, magari con una sparata delle sue. Era una caratteristica di Niki, quella di essere diretto, senza peli sulla lingua, talvolta anche un po' maligno, diciamolo. Ma mai banale, questo no. E la sua parola catalizzava sempre l'attenzione, anche per via della sua posizione privilegiata: nel mezzo alla battaglia tra Ferrari e Mercedes, lui era uno che poteva dire di conoscere entrambe le realtà, avendone fatto parte, e, rendendo giustizia al personaggio, avendone fatto la storia. In ruoli e con modi diversi, ma prima da pilota e poi da presidente non esecutivo ha contribuito ad arricchire le bacheche di entrambe.

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Chissà cosa avrebbe avuto da dire!

Chissà cosa avrebbe detto oggi. In questi mesi, sarebbe stato sicuramente uno degli uomini più interessanti da ascoltare. A partire dalla diatriba sulla power unit Ferrari 2019, chissà se sarebbe ritornato alla carica con qualche parola di troppo verso il Cavallino oppure se si sarebbe limitato ad appoggiare Toto Wolff in una lunga battaglia legale, contrariamente da quanto fatto da Ola Kallenius. Ma soprattutto, spiace non vederlo all'opera nel momento delle trattative, sia con Hamilton che con Vettel, due con i quali aveva un ottimo rapporto. Lottare sul contratto con Lewis, per abbassare il prezzo, e nel frattempo ragionare fitto sui vantaggi o gli svantaggi di mettersi in squadra Seb, uno che con Lauda avrebbe lavorato volentieri. E qualcosa, statene certi, sarebbe venuto fuori.

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Una vita per le corse

Lo salutiamo oggi, un anno dopo, senza gare, senza cappellini rossi da sbandierare. Avrebbe lottato per far ripartire il mondiale, ma avrebbe lottato anche per farlo in assoluta sicurezza, lui che di ospedali purtroppo ne aveva visti tanti. E quando saremmo ripartiti, lo avremmo visto lì, col cappellino in testa e le cuffie addosso nel box, per guardare quelle macchine in pista che sono state la sua  vita.

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