Correva l'autunno dello scorso anno, gli incontri a ridosso del GP al Nurburgring, gli scambi di vedute tra Horner, Marko e i vertici di Renault, al tempo con Luca de Meo fresco di incarico di a.d. del Gruppo in pectore. La materia del discutere, allora: quale motorista supporterà Red Bull dal 2022? 

C'erano le visioni chiarissime di alcuni, di un inevitabile accordo con Renault. Tanto inevitabile quanto impensabile, guardando i trascorsi e il modo in cui si lasciarono Red Bull e i motoristi di Viry Chatillon.

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Vero è che c'era un regolamento tecnico a dare tutte le garanzie affinché Red Bull avesse un motore nel 2022. Sarebbe stato uno tra Renault e Ferrari, a far riferimento alle norme scritte, nel caso in cui a giugno di quest'anno la situazione fosse stata ancora di stallo.

Le minacce d'addio e il congelamento

Red Bull curerà i motori da sé, gestirà la power unit Honda, che sarà ancora evoluta fino all'inizio del prossimo campionato, per poi andare incontro al congelamento dello sviluppo fino al termine del 2024. Tutti i motoristi resteranno con le specifiche omologate a inizio 2022. Pressione esercitata da Red Bull - sotto la minaccia di salutare la F1 - accolta da tutti perché fa comodo sul contenimento dei costi.

Da leader dei due campionati, Red Bull oggi si coccola il fattore power unit, tra i principali elementi di differenza sul piano della prestazione rispetto a Mercedes. E rivela come andarono, lo scorso autunno, le discussioni all'indomani dell'annuncio Honda.

I limiti della condizione di cliente

"La cosa più naturale era intrattenere delle discussioni con i fornitori esistenti. Con Mercedes c'è stata una discussione molto breve e Toto ovviamente non era particolarmente disponibile", spiega Christian Horner a  Beyond The Grid.

"Nel caso di Renault, le loro ambizioni come squadra non contemplavano la fornitura di un team come Red Bull. Probabilmente fu la Ferrari la più disponibile. Abbiamo intrattenuto delle discussioni esplorative, però, per essere un team cliente, dovevamo accettare tutte le integrazioni; in particolare con i nuovi regolamenti in arrivo sarebbe stata una pillola amarissima da ingoiare".

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Honda e il progetto Red Bull Powertrains

Red Bull vicina a Ferrari più di quanto non lo fosse a una fornitura Renault. Scenario, a dire il vero, sul quale al tempo anche Binotto si mostrò possibilista, senza chiudere la porta in faccia. Ad altro, al progetto poi concretizzato con la gestione della proprietà intellettuale Honda, lavorava in realtà Marko.

Da subito a escludere la possibilità di essere team cliente e con la possibilità di dettare le esigenze tecniche. Quelle esigenze tecniche concordate con Honda sulla power unit, tutta nuova, introdotta quest'anno.  "Allora, iniziammo a esplorare la possibilità: e se affrontassimo questa sfida al modo Red Bull e verificassimo se riusciamo a trovare un accordo nel prossimo futuro con Honda?

Si tratta di un grande passo, prendere le redini del nostro destino come fornitore di motori e portare tutto sotto un unico tetto a Milton Keynes. Ci avrebbe reso l'unico team, oltre la Ferrari, ad avere tutto all'interno di un'unica struttura", spiega Horner. Il resto è cronaca, con la campagna acquisti passata da casa Mercedes, evidentemente in prospettiva 2025 e un progetto di power unit allora sì tutto firmato Red Bull Powertrains.

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