Il caso di coronavirus accertato nel paddock di Melbourne, che ha interessato un meccanico della McLaren – già posto in auto-isolamento dalla comparsa dei sintomi, in attesa dell’esito del tampone – ha portato al ritiro della squadra dell’evento: non correrà il Gran Premio d’Australia.

Uno scenario che sollecita una decisione rapida da parte degli organizzatori, delle autorità mediche dello Stato di Victoria, della Formula 1 e della FIA. Sono gli attori attualmente a colloquio, oltre i team, per decidere il da farsi, a tutela della salute del pubblico e di quanti operano nel paddock.

Cari amici della F1, fermatevi

Il sentimento dei piloti è stato rappresentato al meglio da alcune voci, Lewis Hamilton su tutti, diretto e chiaro nel chiedere (e spiegare) perché il Circus abbia scelto finora di andare avanti, Sebastian Vettel su una linea di fiducia nelle decisioni di FIA e FOM, non senza i propri, di dubbi e interrogativi. Poi, Kimi Raikkonen: fosse per i team, le scelte sarebbero state altre.

Le possibili alternative

In attesa che venga deciso quale sarà lo sviluppo del week end, si resta nel campo delle opzioni e scenari possibili. 

Partendo dal dato di fatto di un contagiato, già in quarantena e con il team McLaren attivatosi subito per tutelare i propri dipendenti e altri nel paddock, resta il rischio potenziale di altri contatti che potrebbero essere occorsi con altre persone prima che il meccanico venisse posto in auto-isolamento. Può essere una base perché le autorità sanitarie australiane decidano una messa in quarantena estesa oltre il team McLaren? 

Quarantena per McLaren che rende impossibile la presenza al prossimo Gran Premio in calendario, il Bahrain già il 22 marzo e sul quale si era deciso lo svolgimento a porte chiuse.

Un GP con tutti o niente GP

Al di fuori dei rischi legati alla quarantena estesa, la decisione sul correre il Gran Premio senza la McLaren richiama il concetto espresso da Ross Brawn la scorsa settimana: se un Paese dovesse impedire a un team l’accesso sul territorio, non sarebbe possibile correre un GP. Allora i timori erano sulle strutture italiane, Ferrari, Pirelli, AlphaTauri, i tecnici operativi a servizio di Haas e Alfa Romeo, in aree già contagiate dal coronavirus.

Non disputare il Gran Premio d’Australia, una misura assunta all’ultimo istante, prenderebbe finalmente atto di un rischio troppo alto da far correre al pubblico che accorrerà all’Albert Park nel week end. 

E chiamerebbe misure pronte, non interventi dell'ultim'ora, anche sulle gare in arrivo: Bahrain e Vietnam soprattutto, quest'ultimo secondo le indiscrezioni con un annuncio in arrivo nei prossimi giorni sul rinvio della gara di Hanoi. Da Melbourne al GP di Cina, un quartetto di gare a serio rischio annullamento, che rimanderebbe l'inizio della stagione al GP d'Olanda, a maggio. Con tutti i "se" del caso.